L’eleganza del riccio. Per guardare la vita con occhi nuovi

di Chiara Capuano

L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, pubblicato in Francia nel 2006, riesce in breve tempo a conquistare numerosi lettori, diventando fin da subito un inaspettato caso editoriale, capace di mantenere la posizione di libro più venduto per oltre dieci mesi. Vincitore di numerosi premi nazionali ed internazionali, arriva nelle classifiche italiane nel 2008, riportando un discreto successo di pubblico e critica. L’autrice, docente di filosofia presso l’Istituto Universitario di Formazione degli Insegnanti, vive attualmente in Giappone, paese di cui ama immensamente la cultura: le passioni, la filosofia e la cultura giapponese, difatti, confluiscono nelle sue parole e sono presenti in tutta l’opera. L’eleganza del riccio non è il suo primo romanzo, ma è quello che decisamente l’ha consacrata come scrittrice a livello mondiale.

La storia si svolge nella Francia contemporanea, in una strada reale ma in un condominio fittizio, al numero 7 di Rue de Grenelle: l’autrice decide di ricorrere ad un’ambientazione chiusa e ad uno spazio interno che non viene descritto dettagliatamente, perché poco significativo per le vicende narrate. Dunque, fa semplicemente da sfondo agli avvenimenti che si susseguono. Il romanzo, scritto in modo impeccabile, con un registro formale, è una storia introspettiva con una prevalenza di parti riflessive e monologhi. I dialoghi sono rilevanti ma pochi; tuttavia le voci narranti hanno una tale forza che sopperiscono benissimo a tale mancanza. I due personaggi principali, Renée e Paloma, che si alternano nella narrazione del libro, più che protagoniste degli eventi sono spettatrici delle vite altrui che analizzano, con sguardo disincantato e distaccato cinismo, le ipocrisie e le falsità della società in cui si trovano immerse. Si tratta di due personaggi diversi per situazione familiare ed economica, ma che condividono una sincera passione per l’arte e la cultura, nonché un desiderio di volontario isolamento dalla società, da cui si sentono incomprese.

Muriel Barbery, autrice de L’eleganza del riccio

Renée Michel è una portinaia cinquantaquattrenne poco avvenente, vedova, povera per nascita, sin da bambina amante della cultura e dell’elevazione spirituale che essa può fornirle. Non ha mai avuto alte aspettative nella vita, né nutrito speranze per un riscatto sociale: a causa di un doloroso avvenimento legato a sua sorella, si è infatti convinta che ‘mondi diversi’ non debbano mai incontrarsi. Alla luce di questa profonda convinzione, Renèe fa tutto il possibile pur di rientrare, agli occhi degli altri, nello stereotipo della portinaia media, illetterata e rude, ed è ossessionata dal timore di essere scoperta per chi è veramente.
La convinzione di Renée sugli stereotipi non si rivela errata, come si evince da un discorso fra lei e la madre di Paloma, Solange, donna teoricamente aperta e di sinistra, in realtà preoccupata di stabilire una rigida e netta linea di demarcazione fra il suo mondo e quello della portinaia, che percepisce lontano e distante:

«Dietro Solange intravedo Constitution che passa a velocità ridotta, il musetto disincantato.
-Ah, attenzione al gatto! – dice. Esce sul pianerottolo, chiudendosi la porta alle spalle.
Non lasciar uscire il gatto e non far entrare la portinaia è la prima regola delle signore socialiste.»

Paloma Josse, figlia dodicenne di un Ministro della Repubblica e di una donna colta ma fragile, è dotata di intelligenza, sensibilità e acutezza senza pari, doti che cerca di nascondere per passare inosservata. È molto critica nei confronti del mondo degli adulti, che vede disillusi e falsi, bugiardi persino con se stessi. Paloma non vuole diventare come le persone che la circondano, né tanto meno crescere in un mondo che è incapace di intendere la bellezza e l’orrore, che lei invece è convinta di aver compreso. La vita le appare vacua: prende dunque la decisione di pianificare il proprio suicidio, per sottrarsi ad un futuro privo di stimoli che non potrà appagarla né renderla felice:

«La mia famiglia frequenta tutte persone che hanno seguito lo stesso percorso: una gioventù passata a mettere a frutto la propria intelligenza, a spremere come un limone i propri studi e ad assicurarsi posizione al vertice, e poi tutta una vita a chiedersi sbalorditi perché tali speranze siano sfociate in un’esistenza così vana. (…) La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia. (…) Ma una cosa è certa, nella boccia io non ci vado. Anche per una persona come me, così intelligente, così portata per lo studio, la vita è già perfettamente prestabilita, e viene quasi da piangere. (…) Se l’esistenza è assurda, una brillante riuscita non vale più di un fallimento. È solo più piacevole. (…) E così ho preso una decisione: alla fine dell’anno scolastico, il sedici giugno del mio tredicesimo compleanno, mi suicido.»

Per buona parte del romanzo la ragazzina e la portinaia non si conoscono: il loro incontro è favorito dall’arrivo nel palazzo di un nuovo inquilino, un distinto signore giapponese. Questi, con l’aiuto di Paloma, riesce a cogliere la vera essenza di Renée, guardando al suo cuore e non alla sua apparenza, scrutando poi l’eleganza che si nasconde sotto la barriera di aculei che, proprio come un riccio, la donna ha costruito attorno a sé. Al primo incontro ne seguono molti altri, perché la donna e la ragazzina riconoscono l’una nell’altra la propria immagine speculare.

Foto da Il riccio, film tratto dal libro L’eleganza del riccio

L’amicizia fra Renée e Paloma diventa quindi un’esperienza di reciproco arricchimento, che permette a entrambe di apprendere qualcosa di importante sulla vita, e le porta ad avere un approccio diverso, più aperto e meno cinico, nei confronti delle altre persone. Proprio quando Renée trova il coraggio di aprire il suo cuore e mostrare se stessa, senza più nascondersi, per un crudele scherzo del destino, muore in un tragico incidente. Riversa sull’asfalto, mentre sente la vita scivolare lentamente dalle sue membra, nei suoi ultimi istanti di consapevolezza, la donna vede scorrere davanti agli occhi i volti delle persone che ha amato e non vorrebbe lasciare. Si rende conto di aver intrecciato legami profondi, e il suo cuore è invaso da un desiderio di vivere che non si aspettava di provare. Ma proprio nel comprendere di essere riuscita a trovare la speranza nelle persone e nella vita e di aver raggiunto la pace con se stessa, accoglie serenamente il giungere delle fine. Paloma, dinanzi alla morte dell’unica persona da cui si sia mai sentita veramente capita, abbandona le vesti di ‘giudice dell’umanità’ e comincia a sentirsi ciò che veramente è, ma negava di essere: una bambina ricca e viziata che sta per uscire dall’infanzia e non si sente pronta per il mondo, che non sa come affrontare. Finalmente, la ragazza intuisce appieno il senso della morte e la portata devastante del gesto che stava per compiere: solo a quel punto, tutto le appare chiaro, e trova le risposte alle domande che l’hanno afflitta in passato, come si intende bene dalle ultime righe del romanzo:

«Non preoccuparti, Renée. Non mi suiciderò. (…) Perché d’ora in poi, per te, andrò alla ricerca del sempre nel mai. La bellezza qui, in questo mondo.»

Nel suo libro, attraverso i suoi personaggi, Muriel Barbery pone domande essenziali sull’esistenza: qual è il senso della vita? Vale davvero la pena viverla? Il lettore viene dunque condotto, pagina dopo pagina, in un percorso verso il raggiungimento di queste e altre risposte, solo per scontrarsi con un finale che abbatte tutte le convinzioni maturate dalle protagoniste fino a quel punto.
L’eleganza del riccio è un romanzo che analizza magistralmente il mondo interiore dei personaggi; è quel genere di storia che si sogna di leggere, ma che raramente si trova. Questo libro è un’apoteosi alla vera bellezza, intesa nel senso più filosofico e pieno del termine: bellezza dell’arte, bellezza del vivere, la bellezza di un fiore che muore. Un romanzo capace di cambiare profondamente il lettore, di fargli guardare il mondo e la vita con occhi nuovi. Un libro che riesce a toccare le più profonde corde dell’anima, segnandola per sempre.

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