Crimson peak – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

La locandina internazionale di Crimson peak (2015) di Guillermo del Toro

Cari lettori e lettrici, ben ritrovati al nostro classico appuntamento cinematografico qui su Legenda Letteraria! Il film che oggi prendiamo in analisi critica reca in sé (almeno per quanto riguarda la locandina e una prima lettura della trama), una sorta di fascino magnetico, indecifrabile, che cattura lo spettatore ignaro ma tuttavia incuriosito. Anche questo aspetto si ascrive alla magmatica potenza del cinema che, molte volte, crea delle aspettative altissime che si traducono poi in minima resa sullo schermo: è questo, purtroppo, anche il caso di Crimson peak (2015), pellicola scritta e diretta da Guillermo del Toro, nome altisonante nel panorama cinematografico internazionale. Essendo ormai da tempo abituati a strategie commerciali e pubblicitarie ridondanti, fondamentalmente vacue e prive di senso, anche in questo caso è facile scoprire il trucco. Abbandonati, all’entrata della sala cinematografica, sogni e pretese di assistere ad un grande film, lo spettatore più attento e guardingo può infatti, fin da sempre, appurare che questo Crimson peak è una via di flagellazione a pagamento, perché per prender visione al film di del Toro bisogna pure pagare il biglietto.

Abbottonato da una fotografia sontuosa ma eccessiva, il lungometraggio si potrebbe definirebbe una specie di fiaba dell’orrore. Il punto (inquietante) è capire poi per chi diavolo sia stata confezionata tale corbelleria: per i più piccoli, sembrerebbe proprio di no, vista la presenza di personaggi fin troppo macabri; per i più grandi, ci fa specie pensarlo, visto che la storia è costruita, narrativamente, con meccanismi primitivi, in una sorta di gioco semplice e quasi mortificante per chi guarda. Probabilmente questa produzione è nata per essere morta, un po’ come tutti i suoi strambi e azzardati personaggi. Crimson peak non ha dunque veramente nulla da offrire, presentandosi tragicamente privo di una morale e di una costruzione decente; inoltre, non si ravvisa, lungo lo scorrere delle sequenze, un decollo narrativo, e i fatti si susseguono nel nome di un vuoto assordante. Del peggio, Crimson peak sembra prendere il peggio. La pellicola prosegue la sua folle marcia attraverso un gioco marionettistico di personaggi e colori, volendo essere un po’ di tutto, con risultati tenebrosi. Il film utilizza poi fitti richiami intertestuali (che hanno il sapore del puro e autentico plagio), con chiari riferimenti e rifacimenti artistici a pellicole sacre quali Shining o altre, quasi a voler innescare (pur non riuscendoci assolutamente), un parallelo con regie di più sublime spessore, quali quelle di Stanley Kubrick o Dario Argento.

Il film della regia di Guillermo del Toro può toccare le corde di chi concepisce il cinema solo ed esclusivamente come processo estetico ed estetizzante, quasi fine a se stesso (anche se parlare di impresa di tal caratura ci appare in questo caso del tutto improbabile). Per il resto, ad ogni modo, si capisce che ormai il cinema, in quanto mezzo atto a veicolare messaggi, sta sposando sempre più il concetto di posa e di ricercatezza plastica, tralasciando così gli aspetti più concreti e sostanziali, quali trama e contenuto. Non è la nostra una semplice ed esagerata critica, i fatti al riguardo parlano chiaro: da qualche tempo c’è troppa superficialità dietro la macchina da presa. E questo Crimson peak, purtroppo, ne potrebbe essere senza dubbio un manifesto lampante.

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2 pensieri su “Crimson peak – Legenda Cinematografica

  1. Devo dire che invece a me, come ho scritto sul mio blog, questo film è piaciuto molto: è una storia non originale, è vero, ma in fondo le storie migliori di solito sono quelle semplici. Crimson peak è una storia d’amore e di passione (quella tra i due fratelli ovviamente), realizzata in una maniera a dir poco sublime: visivamente, l’ho trovato personalmente un film bellissimo, ricco di colori, con una fotografia e dei costumi eccezionali; e la regia di Del Toro, morbida, che si muove intorno ai suoi personaggi e che non tiene mai ferma la macchina da presa, mi ha davvero ammaliato. Un saluto.

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