Quello che non uccide come specchio della nostra società.

di Francesca Maria Miraglia

Quello che non uccide è un romanzo giallo-noir di recente pubblicazione presso Marsilio editore. La sua genesi è particolare, poiché si distacca quasi completamente dai primi tre episodi della saga Millennium, ideata dallo scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson che, a causa purtroppo della morte prematura, non ha potuto dare continuità al progetto iniziale.

Il testimone è stato dunque affidato allo scrittore David Lagercrantz, che ha cercato di ricalcare fedelmente il solco di un’ottima precedente trilogia, pur dando vita ad un episodio a parte. La trama si presenta in modo del tutto insolito, figlia del caos e delle descrizioni fin troppo dense di particolari, a loro modo responsabili di un forte senso di disorientamento nei confronti del lettore man mano che la narrazione incalza; l’intreccio narrativo presenta inoltre personaggi “sospesi” nella loro dimensione e nella loro amenità, incapaci nel reperire la loro personale chiave di lettura della vita e della quotidianità.

Mikael Blomkvist è il personaggio principale della trilogia Millennium. (Michael Nyqvist, attore svedese)

La testata giornalistica Millennium è alla deriva e Mikael Blomkvist, direttore un tempo alla ribalta del giornalismo d’assalto internazionale per le sue inchieste esplosive e adesso forzatamente trascinato dalla corrente di un’informazione sempre meno impegnata e corrosiva, deve trovare la notizia che riporti in auge il giornale. Perso tra il continuo stato catatonico e una innata voglia di fare, Mikael riceverà una chiamata insolita che cambierà la sua vita e la sua normalità.

In questi turbinio di pensieri così fitti e bui, trovano un loro ideale cantuccio Lisbeth Salander, protagonista assoluta degli episodi precedenti, immersa nella sua sociopatia e nei suoi calcoli scientifici e August, figlio di Frans Balder, che con le sue doti impensabili e incredibili, sarà l’elemento necessario che fornirà una forte e incisiva spinta al caso.

Una notevolissima componente matematico-scientifica caratterizza questo romanzo e, il perdersi tra formule, numeri, hacker e in seguito nella costruzione di una intelligenza artificiale, non solo affascina il lettore ma può finanche condurre ad una riflessione profonda: nonostante si viva infatti in un’epoca in cui l’informatica ha preso il sopravvento, non si conoscono a fondo tutte le peculiarità e le avversità insite in un universo, quello cibernetico, tanto affascinante quanto complesso.

David Lagercrantz autore di “Quello che non uccide”

Quello che non uccide dunque, altro non è che lo specchio della nostra società: quotidianamente si preferisce dedicare troppo spazio e tempo al mondo materiale e ben poco al mondo sentimentale, in una sorta di continua lotta per la sopravvivenza, dove il più potente cerca costantemente di strappare qualcosa di prezioso e di importante a chi non può averlo (o desiderare di averlo) per cause contingenti; di conseguenza, si cerca spasmodicamente la vittoria totale ed incondizionata sul proprio prossimo, attraverso la sofferenza altrui o la perdita di un oggetto o di un figlio, come nel caso esemplare di Hanna, moglie di Balder, che cullata dal vizio del fumo e dell’alcol dimentica completamente il suo August.

Si tratta dunque di un romanzo freddo, strano e dai contorni inquieti, da leggere una sola volta e da dimenticare facilmente; tuttavia, se siete alla ricerca di questi elementi, allora avete scelto il libro giusto, e non ci resta che augurarvi una buona lettura!

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