Baricco un paroliere dell’introspezione

di Francesca Maria Miraglia

Smith & Wesson, romanzo di Alessandro Baricco, ha decisamente una struttura particolare e fuori schema rispetto alla forma romanzo tradizionale: l’autore infatti tende ad utilizzare nel suo racconto moltissime didascalie, attraverso le quali offre al lettore la possibilità di entrare con una facilità superiore dentro la storia, quasi come se ci si trovasse all’interno di una rappresentazione teatrale in cui i protagonisti, interni ed esterni, si mescolano di continuo tra loro.

La vicenda ha contorni surreali poiché è ambientata nel lontano 1902, in una locanda canadese, in cui si incontrano due personaggi: Tom Smith e Jerry Wesson, rispettivamente un meteorologo e un pescatore, che insieme cercano di ricostruire le loro vite e di trovarne un senso. In seguito, nella vicenda, irrompe un terzo personaggio: Rachel, una ragazza di ventitré anni, giornalista presso una testata locale che, forzatamente, ha l’arduo compito di reperire in tempi brevi una notizia tale da conferire nuovo lustro alla testata per cui lavora, pena il licenziamento. Attraverso l’ausilio della signora Higgins, la ragazza è accolta nella locanda e accompagnata nella stanza dei due personaggi e, proprio lì, le loro menti in compartecipazione cercheranno di elaborare l’idea alla base di quella svolta che porterà Rachel a scrivere un articolo da prima pagina per il giornale.

Il racconto assume un ritmo incalzante nel momento in cui Rachel si lascia andare ad una riflessione molto fuori dalle righe: i giornalisti cercano la notizia e la fanno propria, riportandola poi nei confronti della pubblica opinione e creando così informazione; nel caso della vicenda in questione, invece, si compie un’operazione sui generis, creando la notizia senza cercarla, come solitamente avviene. Anche se palesemente perplessi dal ragionamento di Rachel, Smith e Wesson decidono comunque di aiutarla, di modo che il suo destino non si leghi poi a dei risvolti tragici o irreparabili.

Con il suo modo di intrecciare la storia, l’autore non tende a descrivere palesemente e minuziosamente i suoi personaggi, perché vuole che sia il lettore a tracciarne profili e sfumature fino a farli propri, riuscendo così a vivere l’avventura in prima persona. Nel racconto le parole d’ordine sono: semplicità, ironia e immaginazione. Questi tre elementi riescono a fondersi egregiamente, in modo tale da creare un ritmo insolito e profondo, con il quale affascinare il lettore e riuscire ad innescare riflessioni sul senso della vita, sul tempo e sulla necessità di vivere le cose al momento. Si può dunque definire Baricco come un paroliere dell’introspezione: il suo compito è quello di esplorare la psiche umana partendo certamente da pochi e primitivi elementi, rendendola così meno complessa e più comprensibile ai suoi lettori.

Buona Lettura!

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Un pensiero su “Baricco un paroliere dell’introspezione

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