Salò o le 120 giornate di Sodoma – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

Oggi parliamo di un film estremo e controverso, si tratta di Salò o le 120 giornate di Sodoma, di Pier Paolo Pasolini e terminato nel 1975.

Il film è ambientato nel 1944, quindi parliamo di un determinato contesto storico, quello della Seconda guerra mondiale. Ci troviamo a Salò dove quattro fascisti rinchiudono nella villa dei ragazzi figli di partigiani.

La trama si sviluppa secondo tre gironi infernali, in cui Pier Paolo Pasolini fa svolgere la sua trama violenza su violenza, umiliazione su umiliazione. Gli ultimi minuti del film sono quelli più cruenti, quelli dove la violenza raggiunge un acme bestiale.

Gli effetti speciali sono ottimi e rendono il tutto ancora più realistico e l’idea si rafforza. Pasolini attaccava chi attaccava, e in Salò i fascisti sono il male assoluto, tutto condensato in quegli uomini malati, pedofili, macellai, in un’esasperazione ideologica eccessiva che porta Salò ad essere un film molto teatrale e simbolico.

L’obiettivo cardine per Pasolini è sempre quello di fotografare il rapporto tra borghesia e popolo, e Salò resta un film tragicamente curioso, dunque la visione è per pochi, per coloro che vogliono affrontare una violenza estrema.

Per chi se la sente, buona visione.

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