Il resto della settimana

di Francesca Maria Miraglia

Il resto della settimana è un romanzo fuori dal comune. L’argomento attorno a cui ruota è molto particolare: la passione calcistica trasmessa attraverso il tifo per la squadra del Napoli. Questo elemento è evidenziato in più storie, in cui si riderà senza contegno, si piangerà e si metterà a nudo il proprio animo attraverso i sentimenti e le contraddizioni che l’attanagliano.

La trama è molto semplice, in apparenza: un sociologo, definito “il Professore”, è prossimo alla pensione e ha paura di perdere tutto: università, studenti e lavoro.

Ogni mattina, prima di recarsi al lavoro, passa al bar del suo amico di infanzia Peppe per prendere il solito caffè e, nel confidargli questa grande paura, il protagonista gli svela che è sua intenzione, per concludere al meglio la sua carriera, studiare un nuovo fenomeno che a suo avviso accomuna e crea differenze tra le persone, attraverso la stesura di un libro che egli stesso definisce facile facile, in modo tale che possa essere fruibile a tutte le persone.

Peppe gli propone di studiare la passione calcistica nelle sue sfumature e, per il resto della settimana, il Professore cercherà di analizzare le strambe abitudini dei tifosi napoletani e, in particolare, quella trepidante attesa della partita che li contraddistingue. Accanto a questi due personaggi chiave arricchiscono la scena due lavoranti del bar: Ciccillo, asiatico tuttofare, e Deborah, rigorosamente con l’acca, sempre impegnata alla cassa, con il cellulare tra l’orecchio e la spalla, pronta ad accogliere l’ordine dei clienti senza mai sbagliare il resto.

Perché possa concretizzare questo suo progetto, al Professore viene riservato un tavolo su cui prenderà appunti e scriverà varie considerazioni sotto mentite spoglie (e si comprenderà meglio questa espressione leggendo il libro).

Nello svolgersi del romanzo, colpisce sostanzialmente il linguaggio adottato dall’autore: diretto, teatrale e coinvolgente, efficace nel catalizzare l’attenzione di qualunque lettore di qualunque età.

Grazie agli incalzanti flash-back e flash-forward usati consapevolmente nella narrazione, ci si trova immediatamente coinvolti nella storia. Questi elementi si riscontrano particolarmente in un punto del libro molto importante, e cioè nel momento in cui al Professore viene raccontato come quattro ragazzi hanno vissuto allo stadio lo scudetto del Napoli, risalente alla lontana stagione calcistica 1986-1987.

Un altro aspetto che certamente colpisce il lettore riguarda la descrizione minuziosa della città, non solo dal punto di vista topografico e realistico, ma anche e soprattutto da quello ideale, in relazione a quella magia che percorre la città partenopea e che unisce i suoi abitanti: è la magia del calcio, che scaturisce da quelle undici persone che corrono dietro ad un pallone e che cercano di sfoggiare i migliori colpi per portare in gloria la squadra.

Il calcio riesce in tal senso a creare un fortissimo spirito di alleanza che oggi si tende a dimenticare oppure si nasconde in un recondito angolo della personalità.

La passione costituisce un fortissimo collante, e una grandissima fonte di fortuna, che riesce a trarre in salvo la città.
Questo romanzo è un perfetto mix di emozioni, divertimento e razionalità; inoltre, emerge dalla trama una forte dualità, quella tra presente e passato, con un accento particolare soprattutto sulle modalità (differenti) di vivere questa passione nel corso del tempo.

Solo un elemento non potrà mai cambiare: Napoli e i suoi mille colori, che come un animale camaleontico e sinuoso penetra nell’animo delle persone e dona una grandissima magia in grado di travolgerle, colpendo il cuore.

Buona lettura!

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