Un romanzo senza idillio

di

Sospeso in un dove non ben definito e abbarbicato alla sua storia secolare, Borgo Propizio ci prende letteralmente per mano sulla soglia del libro. Giusto un salto all’indietro, per poi ritrovarsi subito catapultati nel presente di uno sciame di personaggi che, nel dipanarsi della narrazione, si incrociano tra loro per mezzo di espedienti narrativi collaudati quali incontri più o meno fortuiti, agnizioni, equivoci provvidenziali a cui seguono significative prese di coscienza. Ciascuno di essi ha una storia da raccontare: solitudini, matrimoni incrinati o addirittura finiti, figli mancati, carriere concluse o ancora informi. I rapporti interpersonali che si profilano sono possibili solo grazie a compromessi quotidiani e anche la più piccola conquista comporta notevoli sacrifici: il borgo medievale è tutt’altro che la sede dell’idillio. È piuttosto la scena su cui si agitano le frenesie dei suoi abitanti: il cicaleccio dei ficcanaso, i via vai per l’organizzazione del festival, la preparazione del concorso per il posto da bibliotecario…

Anche alla letteratura viene ritagliato uno spazio: dalle prime prove in un laboratorio di scrittura ai best sellers di un famoso giallista, passando attraverso i libri in sconto al supermercato. Discreto successo arride al romanzo (un giallo ispirato a un’esperienza realmente vissuta dal suo autore) di uno degli abitanti del borgo, tra i personaggi maschili meglio abbozzati.

Essendo focalizzata l’attenzione sulle donne, infatti, la psicologia dei rappresentanti dell’altro sesso è più sfumata; probabilmente il disegno autoriale già prevedeva tale gerarchia, che coerentemente si chiarificherà col progredire della storia.

Una storia che si propone ambiziosamente di inglobare ogni tipologia di legame umano (e non solo), di fare da specchio alla realtà contemporanea con tutte le sue contraddizioni. Tuttavia, se da un lato la scrittura scorrevole ha il pregio di coinvolgere, dall’altro non può far altro che lasciare in sospeso o non sviluppare ulteriormente alcune tematiche. La sensibilità con cui viene affrontato il tema dell’omosessualità, ad esempio, rischia di essere offuscata dall’incalzare degli eventi.

Ma la lodevole freschezza della scrittura e l’ordito della narrazione fanno di E le stelle non stanno a guardare un prodotto accessibile a un vasto ed eterogeneo pubblico, particolarmente perfetto per le donne, per le lettrici mai stanche di cercare se stesse sulle pagine altrui, di nutrirsi di libri sognando un altrove dove, nonostante le difficoltà, non manca il lieto fine. Insomma, per le Emma Bovary del nostro secolo.

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