15 – Bramare – Gli EXEMPLA di Legenda

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Cari lettori e lettrici bentornati ai nostri EXEMPLA di Legenda. Siamo qui davanti all’Aulario della Seconda Università degli Studi in Santa Maria Capua Vetere, e parliamo questa volta di un verbo. Parliamo di bramare. Secondo i nostri classici riferimenti sappiamo che è desiderare ardentemente, cioè l’amare al disopra del concreto.

È interessante però soffermarci su quello che ci dice il portale Etimo.it secondo cui ci sono diverse possibilità per trovare l’etimologia di questa parola. Potrebbe derivare da PER+AMARE latino che sta, per l’appunto, all’italiano amare ardentemente quindi come detto in precedenza amare al di sopra della normalità. Ma c’è una possibilità ulteriore, a mio parere più interessante, secondo cui bramare deriverebbe dall’antico tedesco BRÈMAN o BREMÀN simile al greco BREMEIN che equivale al latino FREMERE  e c’è in tutto ciò una dimensione sonora per cui BREMAN è molto vicino a BREMSE che è il nome antico con cui viene identificato il tafano, animale che ronza, per l’appunto che crea un suono, e ancora è molto vicino alla parola BRUMFT che è il grido del cervo in calore, per l’appunto, il cervo innamorato crea questo suono, e inoltre l’antico provenzale BRAMAR indica per l’appunto gridare ruggire.  Quindi ecco come l’amare oltremisura si trasporti in una dimensione sonora ed è una cosa molto interessante perché ritornerà nel testo di cui andremo a parlare.

L’autore di cui andiamo a parlare oggi è un autore sconosciuto ai più, ed era sconosciuto anche a noi prima di affrontare questo testo, ed è Bernardino Baldi: un autore della seconda metà del XVI secolo che rappresenta una poesia di corte tipica del XVI secolo, che è una continua ricerca di una poesia sempre più alta e formalmente ricercata.

Baldi nacque ad Urbino nel 1553, e fu un uomo di ampissima cultura, e per le sue doti poetiche ebbe numerosi privilegi e donazioni da parte di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano e mentore di Federigo Borromeo, che qualcuno conosce perché ha letto i Promessi Sposi. Baldi si occupò di numerose materie passando dalla matematica all’architettura, dalla pittura alla scultura, e giungendo ad esempio alla materia trattata nel poema di cui parliamo oggi: La nautica cioè l’arte di navigare.

Per spiegare questa poesia abbiamo bisogno di fare almeno due premesse molto brevi, e la prima è che ci troviamo in una dimensione che è lontana dall’idea di poesia come espressione genuina della propria interiorità, quindi se si cerca la passione, il tormento, lo struggimento, non lo si trova in Baldi, si trova quella che è la poesia didascalica, cioè la poesia utilizzata per insenare qualcosa, quindi la poesia non come qualcosa di diverso dal mondo, ma la poesia come una strategia di comunicazione, infatti, in apertura di questo poema Baldi dice «cantando insegnerò», per l’appunto attraverso il suono, la modulazione del suono, in questo senso la poesia insegnerà qualcosa. Che cosa insegnerà? Insegnerà «come l’industre nocchier quel legno formi». L’industre nocchier è il timoniere che ha le competenze per condurre una nave. E dice una cosa bellissima, cioè quelle conoscenze che sono le costellazioni, i moti del mare, che permettano al nocchiere, quindi al timoniere di muoversi «per le non segnate vie» cioè sul mare dove non esiste una strada se non quella già conosciuta.

 La parte di testo di cui andiamo a parlare è il secondo canto definito in questa antologia Venere sulle onde perché Baldi fa tutta una trafila di figure mitiche, che noi saltiamo, ma di cui sentirete uno stralcio, che sono per l’appunto divinità e figure mitologiche, legate al mito del mare e in particolare poi si sofferma su Venere che nasce dalle onde, all’interno di questa conchiglia trainata da colombi e che diventa il centro di una fondamentale tensione. Venere è l’immagine della bellezza ma della bellezza che non è passiva ma che fa agire, la bellezza come tensione verso qualcosa. Di conseguenza tutto ciò che appare sulla scena è diretto, è focalizzato. Siamo nel periodo in cui l’arte ha assunto determinate caratteristiche, non ci dimentichiamo che è stata inventata, o meglio, è stata modulata la prospettiva: tutto ciò che appare all’interno della poesia viene centrato sulla figura di Venere. E in questo caso viene centrato anche il mare.

Il mare si muove, e si muove in tensione a Venere, e nel far ciò cambia, diventa un mare non mare e Bernardino Baldi ci dimostra questa evoluzione, questa trasformazione del mare dovuta alla tensione per la bellezza utilizzando la sfera dei colori, per l’appunto ci dice che il mare da zaffiro, cioè blu, diventa argenteo attraverso la spuma bianca e in più utilizza questo bramando . Poi tra l’altro la grandezza del poeta; sentirete, almeno speriamo che si senta, un ritornare di “r”: «mar non mar, un liquido zaffiro, zaffiro innamorato che bramando».  Ci sono tutte queste “r” che richiamano un po’ quello che era il ronzio del tafano, il verso del cervo in calore il BRUMFT. Ecco che bramando non solo col significato ci dice che sta avvenendo qualcosa ma lo stesso suono della parola, ed ecco quindi la poesia come musica.

Tutti vedresti allor gli umidi numi
scherzar lascivi e lieti; il re superbo
deposto il fasto e l’alterezza, in grembo
sedersi ad Anfitrite, e Melicerta
vezzeggiar dolcemente il suo Portuno.
Vedresti il vecchio Proteo in vie più vago
aspetto che non suol, regger l’armento
de’ veloci delfini, de’ le balene.
Forco e Glauco vedresti,  il verde manto
di limo asperso e d’alga, e ‘l lieto arringo
de’ cerulei Triton, che innanzi vanno
spargendo il suon delle canore conche,
a cui s’acqueta sì, che ne rasembra
il mar non mar, ma liquido zaffiro,
zaffiro innamorato che bramando
di baciar de la Dea l’ignudo piede,
s’alza spumoso, e ne divien d’argento.

Detto ciò vi invitiamo a cercare in rete questo poema che si chiama La nautica, a leggerlo e se vi va di condividere con noi quello che vi tramette questo componimento, e di raccontarci a modo vostro quello che la poesia vi dice e ci rivediamo lunedì prossimo.

State lettori!

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