La parola ai giurati

Musica di Fedele Menale – Desiderio

di Giuseppe Cangiano

Ben tornati al nostro appuntamento settimanale, bentornati alla nostra rubrica. Ho scelto un nuovo film americano, regia di Sidney Lumet: La parola ai giurati, film di fine anni Cinquanta, del 1957.

Innanzitutto prima di entrare a piedi uniti nell’analisi di La parola ai giurati, che è a mio avviso un film brillante, geniale, è importante fare una sorta di prefazione circa Lumet. Parliamo di una regia poliedrica che ha trattato temi giudiziari come ad esempio nei film Il verdetto, Prove apparenti e lo stesso La parola ai giurati, e poi la stessa regia di Lumet è stata protagonista di altri film più famosi, penso ai film con le collaborazioni di Al Pacino, come per esempio Persico oppure Quel pomeriggio di un giorno da cani. Quindi aprendo e chiudendo questa parentesi introduttiva su Lumet capiamo che si tratta di una grande regia.

Questo del ’57 è un film che si avvale di una grande trama che verte su tematiche giudiziarie, insomma dodici uomini sono chiusi in una camera di consiglio e devono decidere il destino di un ragazzo condannato, e undici su dodici sono ormai d’accordo sul fatto di condannare a morte questo ragazzo, c’è uno solo che cerca di cambiare la situazione, e da qui nasce ed esplode, in senso positivo, tutto ciò che Lumet in effetti vuole mettere in atto.

Perché è geniale questo film? Perché è girato in un solo interno. Cioè tutto ciò che vediamo è girato sempre nello stesso interno, e questo la dice lunga sulle capacità, e sullo stile della regia di Lumet. Cose simili le hanno fatte in pochi, magari Hitchcock con La finestra sul cortile oppure con Delitto perfetto ma questo è un altro capitolo, un’altra storia. È geniale questo film anche per quella sua analisi psicologicamente elevata che porta poi a una serie di colpi di scena.

La morale, o meglio il messaggio, poiché La parola ai giurati ha un suo bagaglio, una sua proiezione, insomma porta a riflettere sulla società criticata nel suo insieme, nelle sue sfumature, con i preconcetti che sono una sorta di prassi per la società americana, contro questo ragazzo che poi è un ispanico, quindi possiamo capire la presenza di questo eterno, cronico, pregiudizio contro uomini non nati, o per lo meno adottati, quindi inglobati di conseguenza nella società americana.

Si tratta di un film drammatico, che si avvale di alcune scene ambigue, a mio avviso meravigliosamente ambigue, fino poi a un finale che è una magnificenza stilistica, e quindi la visione di tale prodotto è un must per un pubblico che ama i colpi di scena, e dunque quella proiettività della sostanza che solo alcune regie possono dare.

Buona visione!

Annunci

Di’ pure quel che pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...