13 – Assorto – Gli EXEMPLA di Legenda

di Fedele Menale

Musica di Chris Zabriskie – Cylinder Six

Cari lettori e lettrici bentornati a alla nostra rubrica Gli EXEMPLA di Legenda. Il termine di cui andiamo a occuparci oggi è un aggettivo o meglio un participio passato utilizzato anche più normalmente con la funzione di aggettivo: assorto.

Secondo la definizione del vocabolario Treccani.it assorto, appunto participio passato del verbo assorbire, più che nella sua accezione materiale, che è quasi assente, è molto presente nella funzione ideale la funzione figurale, e indica qualcosa che è immerso generalmente in un pensiero: che è assorbito, concentrato, sprofondato ecco, e se volessimo utilizzare una forma più arcaica potremmo dire cogitabondo, e quindi è un termine riferito al pensiero. Può assumere però anche il significato di svagato o distratto.

Accanto alla definizione del vocabolario Treccani siamo soliti utilizzare anche la definizione del portale Etimo.it che in questo caso va a coincidere con la definizione della Treccani quindi per evitare ripetizioni inutili rimandiamo chi volesse direttamente al portale etimologico.

Per quanto riguarda invece l’esempio che abbiamo tratto dalla nostra tradizione letteraria italiana, questa volta abbiamo scelto un componimento di Eugenio Montale famosissimo, celeberrimo: Meriggiare pallido e assorto, la cui stesura risale probabilmente agli inizi del 1916 e che fa parte della raccolta Ossi di seppia, per l’esattezza si trova nella sottocategoria Ossi brevi.

Questo componimento è molto famoso soprattutto per quelli che sono i suoi richiami intertestuali a D’Annunzio e a Leopardi di cui parleremo a breve. Per quanto riguarda il fulcro centrale del componimento si evince una sorta d’impossibilità ideale da parte del poeta di andare oltre le cose, e nella fattispecie di andare oltre questo muro, perché il protagonista appunto di questo componimento è un muro che si staglia in tutta la sua verticalità davanti alla vista del poeta. La particolarità di questo muro è che ha sulla sua sommità dei cocci di bottiglia. Molto importante per quanto riguarda la poetica di Montale è il concetto di corrispettivo oggettivo, infatti, a quella che è l’impossibilità ideale di superare questo muro corrisponde una condizione, corrisponde per l’appunto un corrispettivo fisico, materiale, i cocci di bottiglia, che ne impediscono un appoggio saldo e ne impediscono il superamento.

Come detto in precedenza i temi sono ricavati grazie a dei sottili giochi intertestuali da quelli che sono due grandi poeti della nostra tradizione: in primis D’Annunzio da cui Montale riprende anche la parola meriggiare, quel D’Annunzio che spesso richiama nei suoi componimenti un’estasi panica, ovvero l’autore, il poeta si fonde attraverso giochi poetici in quella che è la realtà, e diventando tutt’uno con la realtà si spinge a superare, e travalicare quelli che sono gli aspetti più materiali e contingenti della realtà.

Ecco Montale non riesce, tenendo conto di quello che è l’alto grado di pathos, di sofferenza che vi è all’interno di queste poesie, di queste tematiche, Montale si ferma al primo stadio, allo stadio della vista, ed è per questo che possiamo individuare una differenza con D’Annunzio e a sua volta anche con Leopardi, l’altro grande, eccellente legame con questo testo, che attraverso il suo Infinto, attraverso la sua immaginazione tende a scavalcare questa siepe, per poterne contemplare per l’appunto l’infinito silenzio. Ecco Montale non riesce ad ergersi a grande figura e a sorpassare questo ostacolo, e quindi questo si rifà appunto a quella che è la condizione di essere umano, condizione di deprecabile inferiorità, di blocco esistenziale che vede in un ostacolo un momento di sofferenza.

Tutto sommato però al di là di quello che è il panorama arso di una campagna assolata, appunto ci sono dei riferimenti che quasi infiammano la vista del lettore, al di là di quelli che sono questi riferimenti un piccolo appiglio di speranza, una piccola chiave d’interpretazione positiva esiste in quelle che sono queste scaglie di mare, scaglie di mare che il poeta ci fa vedere quasi come fosse un contraltare a quello che è questa campagna, questa terra bruciata e che appunto rappresentano una sorta di porto quiete, appunto per citare un altro grande poeta della nostra tradizione, ci portano un momento positivo in questa grande sofferenza e negatività in cui l’uomo si trova a camminare. Quindi l’uomo a sua volta davanti a questo muro si trova in un momento di grande sofferenza, non riesce a scavalcarlo ma tutto sommato cammina, prosegue giusto per arrivare a quella piccola landa di felicità che è appunto quella scaglia di mare che il poeta ci fa vedere. Un componimento molto complesso ma che nella sua fattispecie rappresenta un picco elevatissimo per quanto riguarda la poetica italiana.

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Componimento splendido. Arrivederci alla prossima qui su Legenda Letteraria.

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