Le particelle d’Iddio

di

Origine dell’Universo

Origine dell’Universo

Premessa cinico-nichilista.
Caro lettore, ammettilo, tu non sei un gran che, sei solo un piccolo sputo insignificante nell’immensità dell’universo in continua espansione. Sei solo uno spermatozoo cresciuto a dismisura che un giorno regredirà fino a ritornare alla sua insignificante minuscola piccolezza; la tua coscienza, la tua memoria, puff!, scompariranno. Ben che ti vada, di te si conserverà il tuo omero o la tua clavicola per qualche decennio finché anche quell’ultimo baluardo della tua insulsa essenza perirà di fronte alle leggi incontrastabili della natura. L’universo si espande in continuazione e tu non sai fare altro che svilupparti un po’ per qualche anno per poi di nuovo ridurti a niente. Tu non hai idea della tua piccolezza, vero? Infatti ti senti il centro del mondo.

Porca miseria, ma cosa mi ha spinto a scrivere certe cose? Non sarà stato mica un breve saggio di fisica?

In effetti, un’iniezione di nozioni scientifiche è proprio quel che ci vuole per prendere coscienza di se stessi e ridimensionarsi un attimo prima di compiere l’ennesima stronzata della giornata, un’iniezione del genere può addirittura indurti a riflettere. Rendiamo quindi grazie ai divulgatori scientifici per il loro vangelo e in questo caso a Carlo Rovelli e al suo Sette brevi lezioni di fisica che oltre a farci capire perché il protagonista di Breaking Bad si è soprannominato Heisenberg, ci spiega anche i passi da gigante compiuti dalla scienza moderna soprattutto nell’ultimo secolo e mezzo e costringerà molte persone a lasciare le loro abitazioni in montagna e a mettersi a correre a più non posso per ringiovanire.

Lungi dall’utilizzare complesse equazioni da cervelloni il nostro Rovelli ci fa riscoprire la fisica contemporanea usando un linguaggio semplice e una struttura lineare che, appunto attraverso sette lezioni, ci porteranno dalla teoria della relatività partorita da Einstein ad alcune riflessioni sull’Uomo, passando ovviamente per la “recente” meccanica quantistica, con uno sguardo da vicino – ma senza utilizzare il microscopio – alle minuscole particelle che compongono tutto quanto ci circonda – noi stessi compresi –, senza trascurare i rapporti d’amicizia, di confronto e i battibecchi che hanno preceduto le conclusioni scientifiche.

Nonostante la leggerezza sia fisica (si tratta di non molte pagine) che stilistica (il contenuto viene esposto in maniera davvero gradevole) del libro, esso tratta comunque di un argomento pesante, nel senso di importante, ovvero della mente dell’Universo e, per forza di cose, di quella dell’Uomo.

A un primo sguardo risulta davvero difficile immaginare il paragone tra queste due forze, quella creatrice della natura e dell’essere umano. Basti pensare che il primo è in continua espansione mentre il secondo per espandersi il più delle volte sembra non riuscire a fare altro che mangiare schifezze sdraiato sul divano. Ma leggendo Sette brevi lezioni direi che una cosa è certa, se vogliamo sfidare l’universo in grandezza non facciamolo attraverso il fisico – perché è poco salutare e non riusciremmo mai a vincere – ma attraverso l’intelligenza.

Del resto, Rovelli con il suo saggio ci ricorda che grazie al loro “cervellino” persone come Beethoven e Mozart sono riuscite a comporre sinfonie che il nostro caro universo se le sogna, che la bellezza dell’Odissea di Omero e del King Lear di Shakespeare il Signor Cosmo non sarebbe mai stato capace di scriverle! Eppure… per quanto si possano apprezzare le opere d’arte di certe persone non siamo costretti alla fine ad ammettere che queste stesse persone non sono altro che un’infinitesima porzione d’universo? Indirettamente quei componimenti, quelle opere sono stati prodotti dal cosmo, l’essere umano si è solo limitato a metterli in pratica, a esternarli. A ben vedere, siamo tutti composti da atomi e molecole simili che continuano a disporsi a caso e la scienza non può fare a meno di ridurre il più possibile questo caso a certezza e le certezze che vengono fuori di certo non confermano quelle che avevamo prima, ma molte volte, come il fisico ci mostrerà, la matematica è costretta ad ammettere i propri limiti di fronte all’imprevedibilità della stessa Natura.

Dio, Universo che si espande, particolare

Dio, Universo che si espande, particolare

Conclusione (e)scatologico-ottimista.
Devo a questo punto ammettere che l’idea di dio funziona(va) davvero bene: siamo così scemi che qualcuno migliore di noi deve per forza esistere, chiamiamolo Dio e facciamo finta che dopo di lui gli esseri più importanti al mondo siamo noi.

Lecchiamogli continuamente il culo attraverso le preghiere e speriamo che così ci riservi un posticino in Paradiso per noi e per i nostri cari. Ora che però – mi dicono – (l’idea di) Dio è morto* che facciamo?

Di certo non siamo in grado di sostituirlo, ma poco male, centinaia di migliaia di anni di esistenza dell’Uomo ci hanno dimostrato che in fondo ce la sappiamo cavare anche da soli, ma soprattutto abbiamo scoperto una cosa davvero interessante, che la Vita è un gioco di cui bisogna scoprire le regole mentre si sta giocando!

Esiste forse qualcosa di più emozionante? Bisogna quindi mettersi in gioco, nessun Dio ha scelto a priori quelli che si salveranno e non ha neanche imposto delle leggi offensive da rispettare, è molto più probabile che egli non esista. Ed è davvero estremamente probabile che non esistano le divinità inventate da giudaismo-cristianesimo, islam, religioni new-age e quant’altro, e qualora Dio esistesse – nessun fondamentalista ateo può dimostrare che non esiste – che cazzo ve ne frega? Molto probabilmente ha creato il tutto e poi si è girato da un’altra parte, come se avesse fatto una scoreggia** tra la folla e poi si fosse dileguato per non farsi scoprire. Il cosmo è la scoreggia di Dio che dilaga e potremmo non essere altro che una piccola parte di essa, ma non è un male e la conseguenza di tutto ciò non deve essere il nichilismo. Piuttosto rispettiamo l’esistenza delle altre molecole maleodoranti che la compongono e cerchiamo di puzzare quanto meglio ci è possibile senza sopraffare il fetore delle altre.

«Senti, scrittore dimmerda***, tu non puoi venirmi a dire che sono una parte insignificante dell’Universo, il Sole gira intorno alla Terra e la Terra intorno a me, io ho le mie belle convinzioni da portare avanti per vivere, mi alimento delle stronzate che mi hanno inculcato in testa fin da bambino e non voglio compiere il minimo sforzo per riflettere su queste cose. Ma poi che cos’è questa storia che Dio scoreggia? Ti rendi conto delle assurdità che dici? Ti rendi conto della tua blasfemia?». Ti prego Dio, se esisti fulmina all’istante questo imbecille. Ah già, peccato…


*morto? Mica tanto, io lo vedo risorgere spesso nelle religioni moderne e nel rinvigorimento di quelle classiche. Credo che Nietzsche lo considerasse morto perché dedicandosi alla filosofia, alle scienze e quant’altro non potesse non constatare i passi in avanti ormai fatti da queste discipline che rendevano inadeguato il Supremo per l’epoca moderna. Ovviamente poi, la morte di dio si riferisce anche alla crisi dei valori che ne consegue, molto legati all’idea religiosa. Tuttavia mi rifiuto di pensare a una vera e propria dipartita di Dio, preferisco immaginarlo come un fallito che va a un reality-show per riprendersi un po’ di successo. Anche se una persona intelligente difficilmente può trovare interessante uno spettacolo del genere, esso totalizza comunque grandi ascolti nel grande pubblico che ha bisogno di essere intrattenuto.

**l’immagine della scoreggia di Dio mi è stata suggerita da un episodio di Family Guy di Seth McFarlane: https://www.youtube.com/watch?v=h-Q229o1BPM

***ho un debole per il raddoppiamento fonosintattico.

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