La bellezza dell’incertezza

di Concetta Maria Pagliuca

The Guardian - "Italian physicist's book on Einstein's relativity theory becomes surprise hit"

The Guardian – “Italian physicist’s book on Einstein’s relativity theory becomes surprise hit”

In una società che da secoli tende sempre più alla settorializzazione dei saperi, paradossalmente, negli ultimi anni si diffonde e riscuote un notevole successo la forma del mini saggio, del libricino che non mira a una trattazione sistematica e specialistica, ma a un’esposizione dei problemi nodali di una particolare disciplina. Questa è l’operazione compiuta da Carlo Rovelli in Sette brevi lezioni di fisica, che in un numero esiguo di pagine fa scorrere, realmente e figuratamente, davanti agli occhi del lettore le immagini essenziali di micro e macrocosmo.

Con esempi davvero accessibili a tutti riesce a riportare alla realtà comune gli interrogativi millenari dell’uomo, tenendo però sempre ben presente – e indirettamente invitando il lettore a fare altrettanto – che ciò di cui si parla sfugge alle categorie con cui la mente tradizionalmente classifica i dati dell’esperienza. L’universo, ad esempio, non è chiuso in uno scatolone vuoto, «non siamo contenuti in un’invisibile scaffalatura rigida»: lo spazio è un’entità elastica, che si incurva, si contrae, si addensa laddove si concentra la materia.

Particelle-elementari-e-interazioniSottratto alle idee a priori è anche il tempo, spogliato della linearità degli istanti che lo compongono; proprio come lo spazio, inoltre, è un insieme di processi di interazione tra le particelle elementari: in ultima analisi, la chiave di volta risulta essere proprio la relazione. In virtù di quest’ultima, ciò che costantemente vibra, salta e fluttua appare a prima vista organico e perfettamente armonico, ma la storia ci insegna che spesso le intuizioni più immediate sono fallaci.

Anche una definizione granitica, come quella di modello standard racchiude in sé calcoli, formule, esperimenti perennemente al vaglio dei ricercatori e quindi non rende il quadro dell’intrinseca instabilità delle certezze su cui poggiamo. Non a caso Rovelli insiste sulla bellezza della ritrosia degli scienziati manifestata di frequente nel presentare una nuova teoria scientifica: «il genio esita».

L'angelo ribelle - Immagine per gentile concessione ESA/NASA

L’angelo ribelle –
Immagine per gentile concessione ESA/NASA

E per raggiungere il suo fine, cioè essenzialmente affascinare il lettore con quella disciplina che a torto viene spesso tacciata di aridità, si serve di paragoni con i vertici raggiunti dall’uomo nelle diverse arti, abbandona in più punti il lessico tecnico-scientifico a favore di un linguaggio più suggestivo, di uno stile a tratti lirico.

Insomma, seguendo il dichiarato archetipo di Lucrezio, addolcisce l’amara medicina col miele, rende gradevole quella che resta una delle materie più oscure e attraenti: non possiamo che condividere le parole di Amleto: «there are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy».

 

 

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