– 10 – Misero – Gli EXEMPLA di Legenda

di

Musica di Chris Zabriskie – Cylinder Six

Cari lettori e lettrici ben tornati alla rubrica Gli EXEMPLA di Legenda. Il termine di cui andiamo ad occuparci oggi è l’aggettivo misero, un aggettivo molto comune per quanto riguarda la nostra lingua italiana. Secondo quella che è la definizione che abbiamo estrapolato dal portale Treccani.it: misero nella sua accezione sia figurale che appunto più concreta, materiale, riguarda qualcosa o qualcuno che si trova in uno stato di grande infelicità in quanto afflitto da sciagure spirituali e materiali tali da muovere gli altri a compassione, e a pietà. Celeberrimo è l’esempio a riguardo che abbiamo deciso di trarre dal XXVIII canto del Paradiso di Dante, che utilizza questo aggettivo nell’espressione «miseri mortali», un espressione ormai entrata significativamente nell’uso comune. Inoltre, altri significati per quanto riguarda questo aggettivo sono: insufficiente, scarso, assolutamente inadeguato alla necessità. Oppure possiamo rifarci ad un senso più pratico, più personale poiché misero indica una persona gracile, cagionevole di salute e così via, quindi qualcosa che si rifà notevolmente ad una sorta di mancanza, a una sorta di povertà materiale, spirituale e così via.

Per quanto riguarda invece l’etimologia siamo soliti ormai rifarci al dizionario etimologico Pianigiani e al portale Etimo.it secondo cui il termine in questione deriva dall’aggettivo latino di prima classe MISERUS, MISERA, MISERUM, che a sua volta è particolarmente affine al termine MAESTUS cioè triste. Alcuni linguisti lo ritengono anche in relazione etimologica con il termine greco MISOS che significa appunto odio e aborrimento, quindi ha varie accezioni etimologiche e si presenta come un termine molto particolare.

Per quanto riguarda invece la nostra letteratura, la nostra tradizione non solo in prosa ma anche in poesia, la nostra tradizione italiana, l’occorrenza che analizziamo oggi è ravvisabile in un componimento di Giambattista Marino, un poeta italiano del XVII secolo che si inserisce nella corrente del barocco, ovvero uno stile artistico letterario assolutamente celebre per la sua impostazione per così dire esagerata, pomposa, atta all’accrescimento e all’esplosione delle forme e dei contenuti, attraverso uno smodato uso del linguaggio, di concettismi e di aggettivi. Il componimento che, infatti, abbiamo come punto di riferimento è il madrigale Donna che cuceinserito nella più ampia raccolta La lira, edita nel 1614. Già di per sé questo componimento rappresenta una sorta di particolarità, poiché non esistono molti madrigali all’interno della nostra tradizione. Che cosa è un madrigale? Un madrigale è un componimento poetico di origine italiana basato sul modello metrico della ballata, e connesso essenzialmente al canto a più voci, che a sua volta richiama sempre nello specifico a un componimento di argomento amoroso a sfondo idillico e soprattutto pastorale.

La ricorrenza che andiamo ad analizzare in questo caso si trova al v. 6 di questo madrigale nella sua accezione di genere maschile e numero singolare.

Donna che cuce

È strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro,
nova Aracne d’amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.                   5
Misero! e quel sì vago
sanguigno fil che tira,
tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
la bella man gradita,
è il fil de la mia vita.                                             10

Come si vede nel madrigale Marino descrive una donna, una signora, una ragazza che sta cucendo e questo ago che passa il tessuto diventa in realtà, per similitudine, una sorta di strale d’amore che trafigge il cuore dell’innamorato. Quindi un’immagine domestica diventa un’occasione propizia per trattare ingegnosamente l’amore e la morte. Questi sono i temi di questo componimento, e per quanto riguarda Marino il più grande esponente della cultura e del genere barocco italiano rimandiamo poi successivamente anche ai suoi altri componimenti.

Per il momento arrivederci, e alla prossima su Legenda Letteraria.

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