Houellebecq o il corpo delle donne [pt.2]

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◄◄ e come il nostro protagonista sottolinea: «era un dosaggio complesso» che porta la poverina ad essere stremata davanti all’altro elemento della coppia occidentale, struttura dalle dinamiche altrettanto complesse.

menageIl passo risulta ancora interessante perché è affiancato a una seconda illustrazione di vita familiare tratta da un’opera di Huysmans, dal titolo En Menage, dove viene affrontata con occhio ironico l’istituzione del matrimonio nel mondo dei valori borghesi incarnati dal protagonista, che si incontra e scontra con diverse figure femminili, e con le quali ha delle relazioni purtroppo sempre complicate e mai totalizzanti. Sia nella coppia incontrata da François nella vita, sia nella coppia incontrata nella rappresentazione letteraria è la donna che impersona un’immagine, qui la donna in carriera, madre e moglie, lì la donnina “casa e famiglia”.

Ci sembra interessante notare appunto che è ancora la donna che incarna un’immagine, un quadro di idee, di valori, di immagini soprattutto, e il fatto che queste immagini siano differenti nel tempo ci spiega che è la donna (in questa struttura testuale che è Sottomissione) lo specchio più importante della società. E se la società cambia, necessariamente muta la percezione della femminilità, come comprende François in un passo successivo: «mi ci volle quasi un’ora di passeggiata per capire, di colpo, cos’era cambiato: le donne erano tutte in pantaloni».

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© Cyril Bruneau

Questo passo è notevolmente importante al fine del nostro discorso. François non è stato a Parigi nel momento del secondo turno delle presidenziali e mentre la provincia francese resta pressoché inanimata a Parigi qualcosa cambia. Il nostro protagonista porta il suo monologo interiore in strada e nota che a Cinatown non è cambiato nulla, mentre appena entra nel centro commerciale Italie2 la percezione del cambiamento si palesa, ed è interessante notare che il cambiamento è in bella mostra, ma il nostro attore lo afferra dopo «un’ora di passeggiata». Il cambiamento è posto nello strumento mediale della percezione del corpo femminile come oggetto del desiderio sessuale. Non è un fatto da nulla all’interno dell’immaginario del romanzo, anzi è un cambiamento fondamentale, poiché implica un preciso cambio di rotta politica. L’esser passati da essere una nazione laica all’essere una nazione islamica comporta, come ci mostra il testo, un cambiamento socio culturale della propria identità, da cui deriva un cambiamento economico. Cambiano i gusti dei consumatori! Non a caso il tutto è percepibile in un centro commerciale, non in un luogo di culto o di cultura (sempre se non consideriamo i centri commerciali come luoghi di culto e cultura del consumismo).

La nuova direzione culturale che sottende allo sviluppo del prodotto, e che passa per la percezione del corpo femminile, che normalmente prende il nome di moda, è cambiata e il commercio si adegua. Si badi non è cambiata la desiderabilità del corpo femminile («le trasmissioni erotiche erano comunque, e già da un pezzo, passate di moda in TV»), ma ribadiamo è cambiata la moda che veicola l’immagine del corpo femminile («gonne e vestiti erano scomparsi»).

Va notato anche come viene montata questa resa del cambio. Prima l’effetto e poi la causa. Prima ci viene detto che alcuni negozi sono scomparsi, poi ci dice che è cambiata la moda, e solo in ultimo il tutto viene condensato nella presenza carnale della femminilità, e tale processo di associazione viene poi spiegato col fatto che per il nostro protagonista guardare una donna in un certo modo è un processo automatico, privo di riflessione, per cui sono maggiormente avvertibili i cambiamenti commerciali piuttosto che quelli del corpo femminile (anche se a cambiare è l’impressione del corpo): «Il rilevamento delle cosce femminili, la proiezione mentale tesa a ricostruire la fica nella loro intersezione, processo il cui potere di eccitazione è direttamente proporzionale alla lunghezza delle gambe scoperte: in me tutto ciò era così involontario e automatico, per certi versi genetico, che sul momento non me n’ero reso conto».

Ciò di cui si rende conto facilmente, però, sono le nuove possibilità che gli vengono offerte: «E non potevo fare a meno di pensare al suo modo di vivere: una sposa di quarant’anni per la cucina, una di quindici anni per altre cose… aveva sicuramente una o due spose di età intermedia, ma non mi sembrava il caso di approfondire». Queste sono le sue parole dopo aver parlato con Rediger, il quale gli offre la possibilità di rientrare da docente nella nuova università della Sorbona, e gli strumenti più sottili e utili alla convinzione sono proprio le donne. Una riflessione successiva sulla sua guida letteraria ci permette però di approfondire il discorso, e notare un’ulteriore piega:

«quell’esteta misantropo e solitario, superando l’avversione che gli provocavano le bigotterie saint-sulpiciane, riusciva infine a lasciarsi trasportare dalla fede elementare della folla dei pellegrini. Peraltro, sul piano pratico, quel ritorno non gli era costato grossi sacrifici: a Ligugé la sua condizione di oblato gli permetteva di vivere fuori dal monastero; aveva la sua domestica personale, che gli preparava quei piatti della cucina borghese che avevano avuto un ruolo così importante nella sua vita; aveva la sua biblioteca e i suoi sacchetti di tabacco olandese. Presenziava a tutti gli uffici quotidiani, e senza dubbio ne ricavava piacere, la sua dilezione estetica e quasi carnale per la liturgia cattolica trapelava da ogni singola pagina dei suoi ultimi libri; ma non faceva mai riferimento alle questioni metafisiche sollevate il giorno prima da Rediger».

Certo fa una differenza sui contenuti degli scritti tra Rediger e Huysmans, ma la loro scelta è parallela pur viaggiando su credi distinti. Entrambi, nella descrizione che ne fa François, tralasciando la genuinità del loro credo, non sembrano rinunciare a nulla di quanto avessero in precedenza. Per Rediger la possibilità di avere più mogli fa sì che una donna sia esclusivamente addetta alla cucina, così come avviene anche per lo scrittore parigino. Che il piacere per il cibo si sostituisse a quello sessuale è una nozione cui il testo ci prepara con largo anticipo: «“La golosità si era stabilita in loro come un nuovo interesse, scaturito dalla decrescente curiosità dei loro sensi, come una passione di preti che, privati delle gioie carnali, nitriscono davanti a pietanze delicate e vini invecchiati”» possiamo leggere, infatti, nella prima parte del testo.

Francesca Palladino, Sotto il segno dei pesci. Tempera su carta spolvero, 2014, cm 35 x 50 - Il rumore delle cose

Francesca Palladino, Sotto il segno dei pesci. Tempera su carta spolvero, 2014, cm 35 x 50 – Il rumore delle cose

Come sempre François si muove seguendo la scia di Huynsmans e il passaggio attraverso Rediger ci permette proprio di capire come la scelta del nostro protagonista sia coerente con i suoi trascorsi, ed emblematico in tal senso, come è ovvio che sia, è una figura che compare nel finale, cioè la mezzana:

«È una professione molto importante, riservata alle donne di grande esperienza e di grande saggezza».

Si tratta di una donna che ha la funzione di scegliere le mogli più adatte da affiancare a questo o quell’altro uomo. Come per Huynsmans la conversione rappresenta il momento per cui si smette la preoccupazione sessuale, così avviene anche a François per cui sarà qualcun altro a occuparsi di scegliere.  E come la conversione di Huynsmans era mossa da un «disperato desiderio di incorporarsi a un rito» allo stesso modo la conversione di François significa esser entrato in un sistema che lo salva da qualsiasi perturbazione emotiva con la quale, abbiamo visto, non sa relazionarsi.

Non a caso il testo si conclude con queste parole «Ciascuna di quelle ragazze, per quanto bella potesse essere, sarebbe stata felice e fiera di essere scelta da me, e onorata di condividere il mio talamo. Sarebbero state degne di essere amate; e io, per parte mia, sarei riuscito ad amarle», che risultano essere una clausola perfetta, poiché riprendono il motivo del rapporto con le studentesse, con il quale comincia anche l’azione del romanzo, ma escludono dal sistema del romanzo l’aspetto estetico della donna («per quanto bella potesse essere»).

Come abbiamo scritto in apertura, in questo testo fantapolitico in cui si mostra il cambiamento di uno scenario culturale, economico e sociale, gioca un ruolo fondamentale il corpo femminile, la cui presenza o assenza rappresenta la fisicità della struttura mondo, della sua complessità e della sua criticità, per cui alla fine con il venir meno della percezione estetica della donna termina anche il testo con una formula molto simile al “vissero per sempre felici e contenti”: «Non avrei avuto niente da rimpiangere».

 

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