Houellebecq o il corpo delle donne [pt.1]

di

Les femmes réalisent la beauté sans la comprendre
[Le donne sono incarnazioni viventi della bellezza ma non lo capiscono]

Marcel Proust

Michel Houellebecq

Michel Houellebecq

François è sicuramente un personaggio che ai più potrebbe risultare antipatico, apatico, saccente e alquanto snob. Al momento non ci interessa spiegare le dinamiche del pensiero del nostro protagonista, quanto piuttosto ci sembra interessante guardare, nel suo lungo monologo interiore, la posizione e la figura delle donne. In un orizzonte quale quello che ci viene descritto in questo romanzo, cioè uno scenario fantapolitico non estraneo nella totalità dal presente, anche perché proiettato nell’immediato futuro di pochi anni avvenire, François vive un conflitto con la propria realtà. La sua è, infatti, una vita apatica, ed è lo stesso personaggio a dichiarare che la parte più importante  è stata la preparazione della tesi di dottorato.

Joris Karl Huysmans

Joris Karl Huysmans

Lo studio per Huysmans risulta costante e fondamentale. Lo scrittore appare per François come una guida, un esempio, poiché attraverso l’esperienza della lettura delle sue opere il nostro protagonista legge il mondo, come appare chiaro dalla problematicità con cui affronta il rapporto di coppia, paragonando costantemente la propria realtà (finzione del testo) con la finzione letteraria di Huysmans. Non a caso François non riesce, come il suo modello, a stabilire un rapporto emotivamente stabile, se non con Myriam, ma prima che siano le sorti politiche del paese ad allontanarli è lo stesso François a non riuscire a concedersi una possibilità, pur desiderandola. Infatti, dopo la separazione il lettore avverte in più occasioni l’importanza che Myriam ha per il protagonista, e culmine in tal senso è il finale del romanzo. Anche in altri punti possiamo però ritrovare una certa tensione per l’amore coniugale:

«Non sarei mai riuscito a capire le donne, me ne rendevo conto sempre più chiaramente. Sylvia era una donna normale, e di una normalità quasi esagerata; eppure era riuscita a trovare qualcosa in mio padre; qualcosa che né mia madre né io avevamo notato. […] In quell’uomo anziano e ordinario aveva saputo trovare, per prima, qualcosa da amare»

«Lanciai un’occhiata disgustata al mio soggiorno, incapace di sfuggire a quella dimostrazione di quanto non provassi alcun particolare piacere all’idea di tornare a casa mia, in quell’appartamento in cui nessuno si amava, e che nessuno amava»

Le relazioni del nostro protagonista col gentil sesso sono sicuramente rapporti conflittuali, vissuti non senza una forte carica di problematicità che lo porta a non riconoscere mai, nel rapporto carnale, un vero e proprio sentimento ma piuttosto una dose di necessità biologica. Sempre presente è, in tal senso, un fortissimo desiderio per il corpo femminile, ed essendo uomo il nostro protagonista, nel suo monologo le donne rappresentano un elemento estraneo ma fortemente presente, anzi assolutamente centrale. Attraverso il filtro del corpo femminile il lettore possiede la percezione del cambiamento narrato da François, per cui lo sconvolto scenario culturale, sociale, economico e politico, nel senso più ampio del termine, si palesa attraverso tutto il testo con un gioco di comparsa e scomparsa dell’immagine della donna.

Cominciamo evidenziando la prima occorrenza della parola ragazza. Nella riflessione sulla spendibilità di una conoscenza e preparazione letteraria, François riconosce alle ragazze la possibilità di usare i propri studi come decorazione della figura della commessa nei negozi di alta moda. Quindi connota la letteratura come spendibile in quanto proprietà della bella donna, appartenente anch’essa alla sfera del lusso, al servizio del consumatore, e ne accentua soprattutto la percezione estetica: «Una ragazza che aspiri a un posto di commessa da Céline o da Hermès deve, innanzitutto, preoccuparsi del proprio aspetto».

francia-islamL’aspetto estetico femminile, cioè la percezione del corpo della donna, risulta quasi onnipresente nella prima parte del romanzo. Emblematico a tal riguardo che le avvisaglie di una situazione critica dal punto di vista sociale, scontri armati tra giovani militanti dell’estrema destra e gruppi di ragazzi originari del nord africa, vengano definiti dai media col nome di cassandre rifacendosi al mito di Cassandra «una ragazza bellissima, “simile a un’Afrodite d’oro”».

La presenza di scontri, e di violenze, preannunciano lo sconvolgimento che non sembra preoccupare nessuno tranne François, e per il quale «l’andatura delle ragazze in burqa, più sicure e più lente del solito» che camminano «in mezzo al corridoio, senza rasentare i muri, come se fossero già padrone del territorio» è la prima percezione del cambiamento. In questo caso si potrebbe sottolineare che in realtà il corpo non c’è, o almeno non si percepisce, ma in realtà c’è un’ostentazione dell’assenza, con le ragazze che si muovono in mezzo al corridoio alla portata di tutti, celate alla vista dal burqa. E subito dopo aver notato come i propri colleghi non sembrino allarmati dalla situazione politica attuale, Marie-Françoise gli darà modo di comprendere le modalità del cambiamento, e come nel caso delle ragazze coperte dal burqa anche qui si tratta di una donna la cui dimensione estetica non è percepibile, nascosta dietro una figura «tozza e tracagnotta, quasi batracica» che gli impediva di vederne la femminilità, per cui solo dopo aver saputo l’esistenza di un marito François pensa: «per la prima volta, in dieci anni che la conoscevo, mi rendevo conto che era stata una donna».

Che il corpo femminile sia un simbolo importante, una chiave di lettura della società sono ancora altri passi ad affermalo con decisione:

«Il Bouguereau sopra il camino rappresentava cinque donne in un giardino – alcune in tunica bianca, altre pressoché nude – che circondavano un bambino nudo dai capelli ricci. Una delle donne nude si nascondeva i seni con le mani; l’altra non poteva, stringeva un mazzo di fiori di campo. Aveva dei bei seni, e l’artista li rendeva alla perfezione. Il dipinto aveva poco più di un secolo eppure mi sembrava antichissimo, la prima reazione era restare interdetti davanti a quell’oggetto incomprensibile. Lentamente, progressivamente, si poteva cercare di mettersi nei panni di uno di quei borghesi del XIX secolo, di uno di quei notabili in redingote per i quali era stato dipinto quel quadro; si poteva, come loro, avvertire il preludio di una pulsione erotica davanti a quelle nudità greche; ma era una risalita nel tempo laboriosa, difficile. Maupassant, Zola, lo stesso Huysmans consentivano un accesso molto più immediato».

William Adolphe Bouguereau (1825-1905) - Admiration (1897)

William Adolphe Bouguereau (1825-1905) – Admiration (1897)

Il precedente è un passo emblematico per due motivi che riguardano da un lato l’autore, e dall’altro il soggetto rappresentato. Non è un caso, infatti, che nel testo venga inserito un quadro rappresentante delle donne che sono soprattutto manifestazione della loro fisicità. La fisicità diventa un linguaggio, il contenuto diventa la forma attraverso la quale viene espressa un’immagine ideale, un valore: la bellezza che è già sensuale, una pulsione come dice François, un desiderio. Interessante è anche la scelta dell’autore: Bouguereau, uno dei più famosi artisti della tela del XIX secolo, i cui nudi sono caratterizzati da una rappresentazione sublimata e impersonale poiché solo in tal modo era possibile la raffigurazione del nudo, come mostra lo scandalo dell’Olympia di Manet che mostrava un nudo di donna la cui novità scandalosa stava nella prosaicità del contesto. Nudo sì dunque se è il mito, no se è il corpo di una prostituta. Ecco dunque che Houellebeq ci mostra, nell’oggetto quadro, il simbolo della rappresentazione del corpo di donna come immagine del contesto socioculturale nella sua massima potenza di espressione e percepibilità.

L’immagine della donna è la società, la sua rappresentazione nella figura umana:

«Nel momento in cui si accasciava sul divano, lanciando uno sguardo ostile al taboulé, pensai alla vita di Annelise, e a quella di tutte le donne occidentali. Probabilmente al mattino si pettinava, poi si vestiva con cura in base al suo status professionale, e penso che nel suo caso fosse più elegante che sexy, comunque era un dosaggio complesso, doveva dedicargli un bel po’ di tempo prima di andare a portare i bambini all’asilo, la giornata passava tra mail, telefonate e riunioni varie, poi tornava verso le ventuno, stremata (era Bruno che andava a prendere i bambini la sera e li faceva cenare, aveva orari da funzionario), si accasciava, si infilava una felpa e un paio di pantaloni da tuta, è così che si presentava davanti al suo signore e padrone, il quale doveva avere, doveva per forza avere la sensazione di essersi fatto fottere, e lei stessa doveva avere la sensazione di essersi fatta fottere, e che la cosa non sarebbe migliorata con il passare degli anni, con i bambini che sarebbero cresciuti, con le responsabilità professionali che sarebbero aumentate come per un meccanismo autonomo, senza neanche tener conto del declino fisico».

Si tratta di un passo molto interessante. Ancora una volta siamo a una riflessione sull’aspetto estetico di una donna, ma questa volta non si tratta di un riferimento in absentia poiché Annalise è fisicamente presente, e di fronte a François la sua femminilità è percepibile, al punto da suscitare pietà. Annalise appare, infatti, vittima d’una condizione di sottomissione all’immagine di sé rispondente a quell’ideale dell’io freudiano, per cui il suo aspetto deve rispecchiare i canoni estetici della donna in carriera, madre e moglie, e come il nostro protagonista sottolinea: «era un dosaggio complesso» che porta la poverina ad essere stremata davanti all’altro elemento della coppia occidentale, struttura dalle dinamiche altrettanto complesse.

Il passo risulta ancora interessante perché ►► Coming soon!

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