– 7 – Caduco – Gli EXEMPLA di Legenda

di Fedele Menale

Cari lettori e lettrici, ben tornati alla rubrica di Legenda Letteraria Gli EXEMPLA di Legenda, e come sempre non c’è ormai lunedì che tenga che non tornino gli EXEMPLA di Legenda. Di fatti la parola di cui andiamo a occuparci oggi è l’aggettivo caduco. Come sempre, partendo da quella che è la definizione tratta dal portale Treccani.it questo aggettivo indica, in quella che è la sua accezione materiale, ciò che è destinato a cadere, a perire; mentre per quanto riguarda la definizione figurale di questo termine si indica ciò che perisce presto, che ha breve durata, di effimera caratura. Per portare un esempio di questa definizione ci rifacciamo a Petrarca, il quale scrive: Oh caduche speranze, oh pensieri folli, nel senso che appunto questi pensieri sono senza senso perché si appigliano a delle speranze caduche, a delle speranze che sono effimere.

Per quanto riguarda la sua derivazione e la sua origine, come sempre anche questa volta ci rifacciamo al portale Etimo.it, il quale afferma che questo lemma deriva dal latino CADUCUS, a sua volta derivato dal verbo intransitivo CADERE.

In riferimento a quello che è l’esempio relativo alla nostra tradizione letteraria italiana, il protagonista di oggi è il grande poeta Eugenio Monatale, e il riferimento testuale è il componimento Ho sostato talvolta nelle grotte, che è un componimento che fa parte della sottosezione Mediterraneo, inserita nella raccolta Ossi di seppia, pubblicata nel 1925. Questa raccolta, che è sicuramente tra le più famose del poeta, ha di per sé un filo conduttore esplicito, quello cioè del tempo, il tempo che è passato e si presenta come un’entità, come un paradigma chiuso stretto tra la fine dell’infanzia mitica e un futuro incerto che ha appunto delle valenze negative.

Si evince, per quanto riguardo il soggettivismo del poeta, una costante strozzatura dell’io, un persistere continuo di un senso di claustrofobia, e a tratti viene messo l’accento su quella che è un’emarginazione sociale. Un altro tema fondamentale che è presente nello sdipanarsi della raccolta è quello relativo al mare, e come vedremo la sottosezione di cui parliamo oggi si intitola appunto Mediterraneo e il rapporto con il mare è essenzialmente incisivo all’interno di questi componimenti, poiché il mare è quell’elemento mitico che è capace di risucchiare con la sua quiete e con la sua enormità quello che è l’io del poeta, un io convulso che viene accolto nella pienezza dei flutti e delle onde del mare, dove dunque avviene un’integrazione tra quella che è la personalità dell’io e il mare.

Alla fine però della raccolta si intravede che la complessità del poeta, la complessità del suo soggettivismo, è respinto anche dal mare (momento di quiete), e dunque il poeta torna alla terra, un elemento fondamentale a sua volta che è richiamato costantemente in tutta la raccolta. Il componimento specifico, che è intitolato Ho sostato talvolta nelle grotte, è un esperimento ricco di pathos, e di picchi lirici.

Ho sostato talvolta nelle grotte che t’assecondano, vaste o anguste, ombrose e amare. Guardati dal fondo gli sbocchi segnavano architetture possenti campite di cielo. Sorgevano dal tuo petto rombante aerei templi, guglie scoccanti luci: una città di vetro dentro l’azzurro netto via via si discopriva da ogni caduco velo e il suo rombo non era che un susurro. Nasceva dal fiotto la patria sognata. Dal subbuglio emergeva l’evidenza. L’esiliato rientrava nel paese incorrotto. Così, padre, dal tuo disfrenamento si afferma, chi ti guardi, una legge severa. Ed è vano sfuggirla: mi condanna s’io lo tento anche un ciottolo róso sul mio cammino, impietrato soffrire senza nome, o l’informe rottame che gittò fuor del corso la fiumara del vivere in un fitto di ramure e di strame. Nel destino che si prepara c’è forse per me sosta, niun’altra mai minaccia. Questo ripete il flutto in sua furia incomposta, e questo ridice il filo della bonaccia.

Alla prossima con Legenda Letteraria, con la nostra rubrica, con un altro stralcio della nostra lingua e della nostra letteratura. Ciao wuagliò!

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