– 6 – Affastellare – Gli EXEMPLA di Legenda

di Martino Santillo

Musica Cello di Kelly Latimore

Cari amici di Legenda Letteraria bentornati a Gli EXEMPLA di Legenda. Il termine di cui parliamo oggi è un verbo: si tratta di affastellare, e come nostro solito ci rifacciamo alla definizione che possiamo trovare al portale del vocabolario Treccani, in  cui leggiamo affastellare: verbo transitivo derivato di fastello. Si tratta di un termine tecnico che ha un corrispettivo oggettivo ben definito. Affastellare è infatti un sinonimo di riunire, e sta per legare in fastelli. Gli esempi che vengono riportati sono affastellare la legna, il grano e in particolare riunire fieno o paglia, o piante di cereali in fastelli approssimativamente uguali per volume peso e dimensioni così da poter fare a occhio un calcolo approssimativo dell’entità del raccolto.

Ci troviamo di fronte a un termine effettivamente tecnico che funziona quasi come un’unità di misura approssimativa, cioè attraverso i fastelli si può a occhio avere un’impressione della quantità di raccolto. È un termine che però ha anche una propria estensione aldilà dell’oggettivo, della materia, e significa infatti in senso figurale ammassare, mettere insieme cose confusamente. Gli esempi riportati sono affastellare frasi, affastellare argomenti, affastellare bugie.

Per quanto riguarda la derivazione, cioè l’etimologia della parola, come sempre ci rifacciamo a Etimo.it dove possiamo leggere che affastellare deriva da far fastello, ma cosa è questo fastello? Fastello è la versione sincopata, cioè la forma ridotta della parola fascetello o fascitello, che a loro volta sono diminutivi di fascio. Quindi da fascio, piccolo fascio cioè fascitello, da fascitello far fascitello, far fastello, e di qui affastellare. Quindi essenzialmente mettere assieme qualcosa, che inizialmente era paglia o fieno, e poi in senso esteso qualsiasi cosa affastellare argomenti, affastellare parole.

Abbiamo incontrato il termine affastellare durante la lettura di un romanzo fondamentale per la letteratura del Novecento: si tratta de Le città invisibili di Italo Calvino, testo pubblicato nel 1972. È un romanzo che appartiene al periodo combinatorio dell’autore. Per periodo combinatorio indichiamo quel periodo della scrittura di Calvino in cui i suoi testi sono influenzati da opere di tipo semiotico e strutturalista. In questi romanzi tra cui Le città invisibili, per l’appunto, l’autore si diverte a giocare con il lettore cioè pone al lettore un testo che ha un senso chiaro, limpido, che è quello testuale letterale, e ha anche sensi nascosti, combinazioni tra oggetti e parole che vengono lasciate all’interpretazione per l’appunto del lettore. Lo stesso Calvino in una conferenza del 1983 alla Columbia University di New York ha definito Le città invisibili come un libro poliedrico, addirittura spigoloso, e all’interno dei vari angoli l’autore ha nascosto conclusioni, per cui Calvino parla di un libro senza conclusioni, o meglio ricco di conclusioni, cioè lascia al lettore innumerevoli chiavi di lettura in base alle quali ogni lettore può giocare con il testo e creare la propria personale interpretazione.

Si tratta per l’appunto di un’opera composta da diverse descrizioni di città, città reali, e/o immaginate. Si tratta di cinquantacinque descrizioni divise in undici categorie. Ogni descrizione comincia e termina con una cornice e per l’appunto si tratta di descrizioni incorniciate da discorsi tra Marco Polo e l’imperatore dei tartari Kublai Kan. In questi discorsi Marco Polo descrive al Gran Kan diverse città del suo vasto impero e il termine affastellare compare all’interno del secondo capitolo, il capitolo I B, nella sezione intitolata Le città e gli scambi. Eufemia.

In effetti ogni parte di quest’opera dedicata a una città fa parte di sottocategorie come ad  esempio La città e la memoria. Maurilia, La città e il desiderio. Fedora, e così via. In questo caso La città e gli scambi ha il nome di Eufemia, parola di etimologia greca che sta per ben parlare da Eu bene e femi parlare. In questa città ci dice Marco Polo si riuniscono periodicamente commercianti di diverse nazioni, e si riunisco per fare mercato, quindi è una città ricca di scambi, ricca di merci, merci che sono in continuo movimento che passano da una nazione all’altra. Ma non è una città di soli scambi commerciali perché quando poi cala il sole, quando i commercianti smettono di agire praticamente avviene uno scambio differente, uno scambio culturale tra parole e storie. Ci dice Marco Polo che a ogni parola corrisponde la storia di un qualcun altro, per cui alla fine, come le merci cambiano nazione e si muovono, così ogni parola, ogni storia cambia e si evolve passando di bocca in bocca e si trasforma in qualcos’altro. E per l’appunto nella descrizione oggettiva delle merci l’autore utilizza questo termine affastella, appunto per indicare come le merci vengano messe l’una sopra l’altra pronte per muoversi, anticipando così il movimento che sarà poi delle storie e delle parole e quindi della cultura.

A ottanta miglia incontro al vento di maestro l’uomo raggiunge la città di Eufemia, dove i mercanti di sette nazioni convengono a ogni solstizio ed equinozio. La barca che vi approda con un carico di zenzero e bambagia tornerà a salpare con la stiva colma di pistacchi e semi di papavero, e la carovana che ha appena scaricato sacchi di noce moscata e di zibibbo già affastella i suoi basti per il ritorno con rotoli di mussola dorata. Ma ciò che spinge a risalire fiumi e attraversare deserti per venire fin qui non è solo lo scambio di mercanzie che ritrovi sempre le stesse in tutti i bazar dentro e fuori l’impero del Gran Kan, sparpagliate ai tuoi piedi sulle stesse stuoie gialle, all’ombra delle stesse tende scacciamosche, offerte con gli stessi ribassi di prezzo menzogneri. Non solo a vendere e a comprare si viene a Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai fuochi tutt’intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili, o sdraiati su mucchi di tappeti, a ogni parola che uno dice – come “lupo”, “sorella”, “tesoro nascosto”, “battaglia”, “scabbia”, “amanti” – gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello o della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.

Detto ciò vi invitiamo a leggere Le città invisibili e state lettori!

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