– 5 – Plumbeo – Gli EXEMPLA di Legenda

di Fedele Menale

Cari lettori e lettrici, bentornati alla rubrica Gli EXEMPLA di Legenda. La parola di cui andiamo a occuparci oggi è un aggettivo: plumbeo, il quale aggettivo, tenendo conto di quella che è la definizione riscontrata dal portale Treccani.it sta a indicare qualcosa di materiale, di piombo, ovvero fatto di piombo.

Per quanto riguarda invece la sua accezione figurale, l’aggettivo plumbeo indica qualcosa di opprimente, di gravoso, e di pesante da sopportare, come per l’appunto si evince dall’esempio che andiamo a riportare: è caduto in una plumbea disperazione.

A sua volta, come di consueto, per quanto riguarda l’aspetto dell’origine e della derivazione siamo soliti rifarci al portale, sempre on line, Etimo.it dal quale si evince che questo aggettivo deriva a sua volta dal sostantivo maschile latino PLUMBEUS, PLUMBEI che si rifà a sua volta al piombo quindi alla terminologia appunto materiale dell’elemento piombo.

Dalle nostre ricerche abbiamo avuto modo di notare che questo aggettivo, nella ricorrenza che andiamo a presentare oggi, viene utilizzato dal poeta italiano del XX secolo Dino Campana, il quale utilizza un’accezione di questo aggettivo ne La Notte, ovvero un ampio scorcio di proesia, o meglio di prosa, che va ad anticipare alcuni componimenti poetici poi inseriti in una raccolta dal titolo Canti Orfici del 1914.

Come abbiamo detto si tratta di uno scorcio in prosa, e in effetti se teniamo conto della continuità lineare del testo è così, tuttavia nello stesso tempo, all’interno del testo è possibile trovare dei costrutti e dei ritmi tipici appunto dell’andamento poetico.

In questa raccolta il poeta ripercorre quelli che sono luoghi ed esperienze della sua infanzia e poi della sua vita in generale, fornendoci una prospettiva temporale che è molto atipica, e che sta a metà tra il sogno e la realtà, di cui la notte è una parte fondamentale.

LA NOTTE

Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell’Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell’acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.

***

Arrivederci alla prossima su Legenda Letteraria. State lettori!

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