Un angelo, una Gioconda e il tradimento

di

GIà DETTOLa ricetta per vendere un romanzo non è sempre certa. Tante possono essere le variabili che giocano a favore dell’obiettivo; molte altre invece possono risultare deleterie, specie se si presenta una storia che può sembrare come tutte le altre, già raccontata. Difatti, Avrò cura di te, romanzo edito da Longanesi, nelle sue fasi iniziali presenta al suo lettore molti luoghi del già detto. Il tradimento come momento di abbandono dell’altro, di chiusura nelle proprie paure, di riflessione sul proprio essere nello stesso tempo partner e individuo, da sempre è tema di per sé molto diffuso nella letteratura occidentale e in quella più in generale: una situazione tipo, isotopica, che fornisce a chi la descrive non solo un’occasione di analisi dell’introspezione psicologica dei suoi personaggi, ma finanche notevoli spunti narrativi.

jocondeAnche nel romanzo che stiamo considerando, questo ingrediente fondamentale è presente, e conferisce la propria essenza alle pagine, travalicando i confini di una soggettività eclatante per rendersi oggettivamente manifesto, paradigma di una condizione esistenziale comune. Nel cercare di tracciare la fenomenologia di un tradimento, è necessario accennare al fatto che Gioconda, la protagonista del racconto, serbi in sé molti dei tratti attribuibili al famoso dipinto omonimo di Leonardo Da Vinci: è enigmatica, comprensibile solo a se stessa, a tratti decisamente schiva ma allo stesso tempo terribilmente desiderosa di comunicare qualcosa dietro quel suo sorriso spento, tanto da non permettere, per buona parte della sua esistenza, a nessun altro suo interlocutore un dialogo costruttivo.

avrò cura di teIl tutto, costantemente contornato dalla cornice di una paura atavica: quella di restare da sola, punizione questa che essa crede di meritare giustamente, per aver alimentato il gioco dell’adulterio nei confronti di suo marito Leonardo poi venuto alla luce. Insomma, un personaggio a tinte fosche che non ha timore di rivelare, anche indirettamente, la propria profonda e imperfetta umanità. Appunto per questo, anche in nome di una spiccata propensione all’autodistruzione, tipica di ogni personaggio (e di ogni essere umano) in crisi, alle fasi più statiche e tragiche della storia fanno da degno contraltare la presenza e l’intervento dinamico di Filèmone, angelo custode di gran lunga conoscitore delle cose umane; il solo che, dal mondo del Chissà Dove, con la sua straordinaria esperienza ormai lucidamente distaccata dal mondo dei mortali, possa recare sollievo all’anima in pena della sua Custodita. E il mezzo per farlo, salvifico, è quello della scrittura, che entrambi condividono come personalissimo (nonché unico) strumento di comunicazione, attraverso cui l’angelo imperterrito, parola dopo parola, delinea a colpi di vergate e di carezze le soluzioni più utili al riparo della sua Gioconda dall’oblio.

000003_15448L’epilogo di una storia che parte dalla sofferenza del già detto, dunque, non arriva però alla medesima soluzione: il dialogo tra la donna e la figura angelica dimostra, in molte occasioni, quanto quest’ultima presenti non solo un’attitudine al ragionamento molto idealistica e immateriale, impregnata di filosofia e di sentenze dal sapore proverbiale e profondo ma, allo stesso tempo, davvero molto pragmatica e umanissima. Prova ne sia il fatto che, spingendosi davvero spesso oltre il seminato (in relazione a quello che dovrebbe essere il modo “canonico” del pensare angelico e cioè assolutamente spirituale, incorporeo e privo di qualsivoglia deriva fisica o concreta), Filèmone arrivi non solo a essere caustico e dissacrante nei confronti della sua Custodita, che di conseguenza per un po’ di volte rifiuterà persino di rispondergli ma, pur sempre in qualità di angelo, a giustificare in alcuni casi il tradimento, come appiglio necessario a quella coppia che, pur essendo ben rodata, possa avere bisogno di nuovi stimoli, per riaccendere la fiamma della passione e rafforzare attraverso questo espediente, quasi paradossalmente, l’autenticità e la durata eterna del proprio amore.

Nel finale, si comprende dunque quanto in questo processo di crescita e di svelamento dei retroscena impliciti in ogni tradimento, Gioconda non sia la sola e unica a crescere e a cambiare il suo punto di vista; anche il suo angelo, infatti, attraverserà una fase di passaggio, che in virtù appunto di quel nuovo modo di svelare non solo le cause insite nel tradire, ma in molte altre cose nel ciclo della vita, lo porterà a desiderare di intraprendere un nuovo cammino. La curiosità nel seguire questo percorso di autoeducazione tra un essere umano e un essere angelico, entrambi impegnati nella propria crescita sì distaccata ma parallela, resta senza ombra di dubbio un’ottima ricetta per un romanzo, poiché fornisce un nuovo e più che interessante contributo all’universo del già detto narrativo.

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