(La) Gioconda e il suo Angelo

di 

avrò cura di teAvrò cura di te è un romanzo edito nell’ormai archiviato 2014 dalla Longanesi editore, che subito ha conseguito il merito di essersi consolidato alle prime posizioni delle classifiche di vendite di casa nostra. Forse, questo suo risultato è proprio dovuto al fatto di essere un romanzo diverso dagli altri: un esperimento nato un po’ come giocoso divertissement letterario tra i due autori, Massimo Gramellini e Chiara Gamberale, ma che poi ha provocato risultati eccezionali, in termini di resa narrativa e di successo editoriale, arrivato quasi istantaneamente.

Il fulcro di questa storia è affidato alla sua protagonista, Giò, al secolo Gioconda, professoressa di Italiano al liceo, impegnata a sgattaiolare da una situazione di impasse dovuta al recente abbandono da parte del marito, Leonardo, anche lui professore di Latino e Greco, che decide di mettere fine alla relazione dopo aver saputo di un tradimento reiterato della moglie.

angelo-675x405L’ironia, a volte molto tagliente e ben equilibrata, si evince fortissima già dai primi momenti del racconto (è impossibile non notare infatti il ben azzeccato parallelismo onomastico tra Leonardo e la sua opera più famosa) e continua a essere leitmotiv narrativo nell’incalzante sdipanarsi della trama e nella presentazione-analisi di tutti gli altri personaggi di contorno: la madre di Giò, ossessionata dagli amori istantanei, dal costante desiderio di fuga e dalla voglia continua di evadere per non affrontare i problemi della vita reale; Federica, detta Kiki, grande amica della protagonista ma anche lei impegnata, da sposata, nella costruzione di un mondo parallelo fatto di evasiva trasgressione con il suo amante; Andrea, l’alunno preferito di Giò, dall’impostazione problematica e riflessiva ma di spiccata intelligenza, silenzioso e introverso a causa della morte della madre, che seguendo un copione umano certamente poco originale, preferisce abbandonare le sue passioni per seguire, da adolescente, una storia d’amore illusoria e controversa che non potrà mai dare frutti concreti.

E poi c’è lui. Filèmone, il vero protagonista della storia. Non umano però, ma di fattezze eteree: egli difatti è l’Angelo custode di Gioconda, inviato dal Chissà Dove, per prendersi cura della sua Custodita, e fare in modo di aiutarla a comprendersi e a sdipanare finalmente il complesso intrico di quell’ingarbugliata matassa alimentata dal groviglio dei fili della sua esistenza.

Filèmone comunica con l’anima affidatagli attraverso il potere della parola scritta: quasi come se fossero coautori di un diario, egli risponde per iscritto a tutti i dubbi, alle richieste, alle incertezze e alle questioni mosse dalla sua Custodita Gioconda. In questo dialogo immaginario, che poi si concretizza attraverso i vari ausili pratici forniti da Filèmone, angelo a tratti sia filosofo sia antropologo, profondo conoscitore delle dinamiche umane poiché anch’egli umano in una vita passata, Gioconda potrà finalmente ripercorrere il solco dei suoi errori di donna, moglie e individuo, comprendendo così molte sfumature del proprio carattere, guerrigliero e rivoluzionario, ma allo stesso tempo chiuso, fragile ed emotivamente instabile.

angelo-675x405Attraverso la particolarità grafica del corsivo, che si oppone ai caratteri in tondo a cui si affidano le parole di Gioconda, sul testo vengono marcate a chiare lettere le risposte dell’angelo (quasi a voler sottolineare l’aspetto leggero, incorporeo e inafferrabile di quelle parole): così facendo, gli autori hanno cercato di impostare un sottile e ben riuscito gioco narrativo, nel quale il lettore è benevolmente soggiogato. In particolare, pagina dopo pagina, si fortifica la voglia di divorare il racconto sempre più velocemente, poiché dalla descrizione di partenza di dinamiche umane oggettive e collettive, scaturisce, molto naturalmente, la curiosità di comprendere le modalità attraverso le quali quest’angelo, molto umano ma allo stesso tempo conoscitore del mondo ultraterreno, del futuro e delle sue dinamiche, fornisca chiavi di lettura per la risoluzione di un problema o per l’interpretazione di un segno o di un messaggio ben specifico.

Il ruolo da deus ex machina, e dunque di risolutore e di consigliere attribuito alla figura angelicata, funziona necessariamente perché cardine del romanzo: egli è un maestro infallibile, bacchettatore e talvolta anche fuori le righe (soprattutto nel suo ruolo di giustificatore del tradimento) a cui è affidata in custodia non solamente l’esperienza di vita di Gioconda, ma anche quella di ogni possibile lettore che decida di riconoscersi nella potenza del suo messaggio oggettivo e ontologico, umanamente ultraterreno.

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