Sulla scena del BarLume

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Per il nuovo libro di Legenda Letteraria abbiamo deciso di lavorare sull’ultimo titolo di Marco Malvaldi, Il telefono senza fili, il quale è stato per un mese circa in testa alle classifiche di vendita.

Il nuovo episodio della divertente saga del BarLume è ancora una volta una commedia all’insegna del mistero, ricca di situazioni nostrane e personaggi riconoscibili nel senso comune di un’italianità dell’imprevisto, del pettegolezzo e dell’equivoco. Ogni lettore potrebbe riconoscere nei personaggi un carattere familiare.

Consideriamo quest’opera come una commedia più che un giallo, poiché c’è il mistero della scomparsa di una donna, ma ci sembra più importante sottolineare i caratteri del comico. Il primo termine che caratterizza questa serie, infatti, è il divertimento, dunque ci chiediamo da dove nasca il divertimento legato al BarLume.

È il risultato di alcuni fattori, quali il linguaggio, l’intreccio e indubbiamente la costruzione di dinamiche tipiche della commedia, come piccoli e continui litigi e scontri verbali tra i protagonisti.

In questo articolo ci soffermeremo soprattutto sul linguaggio e sull’intreccio.

Che lingua è quella di Malvaldi? Si tratta di una lingua fittizia, di un italiano arricchito dalle sonorità del toscano, ricreate sulla carta attraverso un’apposita forma grafica. A ciò si aggiunge l’utilizzo di modi di dire, perifrasi e stilemi che ricreano sonorità evocative e folcloriche.

« – Voglio di’ che con tutto ir casino che è sortito fòri, loro ora vogliano fa’ vede’ che ’un è vero che cianno i debiti, o che cianno i probremi. Vogliano fa’ vede’ che stanno bene, che cianno clienti, che l’agriturismo è pieno e gli ci va anche la gente a cena e tutto quanto. È tutto un modo per ’un fassi vede’ moribondi. Tanto ce n’è uno di sciacalli a giro. Ho ragione o no?»

fullscreen_pcEcco, per esempio, cianno per ci hanno. Si tratta del “ci” attualizzante, costrutto tipico del registro linguistico basso funzionale alla commedia. Per la scelta di una giusta forma grafica e per la funzione di questo costrutto si rimanda all’articolo dell’Accademia della Crusca.

Per ora ci interessa sottolineare che la grafia scelta da Malvaldi è un uno strumento del teatro, per cui il regista chiede al proprio attore di leggere esattamente le lettere poste sul foglio, per ricreare la forma sonora ricercata.

Ugualmente abbiamo la rotacizzazione della “l” per cui il diventa ir, il monottongamento di “uo” in “ò” e l’utilizzo di perifrasi quali ce n’è uno di sciacalli a giro, che ci trasportano in una realtà sonora largamente riconoscibile, e caratterizzante.

Per quanto riguarda l’intreccio, cioè la disposizione degli eventi narrati, un ruolo fondamentale giocano i dialoghi. Il lettore, infatti, ricostruisce gli eventi legati alla scomparsa della donna attraverso gli scambi di battute dei personaggi. Quasi come a teatro la commedia può procedere solo attraverso i dialoghi dei personaggi, e il bar è sicuramente il luogo dell’oralità e del racconto.

I-delitti-del-BarLume-da-stasera-su-Sky-Cinema-1_h_partbI quattro vecchietti passano le giornate a ficcare il naso dappertutto, a spettegolare e a criticare, così il bar diventa il luogo dell’indagine, del confronto, del racconto per ricostruire le fila del mistero.

Il BarLume è, a parte pochi cambi, l’unico luogo fisico che fa da sfondo e ambientazione alla narrazione, ma è inoltre lo stesso oggetto del racconto, e il lettore posto come cliente tra i suoi clienti può usufruire dei suoi racconti.

Non potendo vedere al di fuori del bar se non attraverso le parole dei personaggi il lettore è testimone in ritardo di quel che succede, e solo se un personaggio lo racconta. Di conseguenza lo strumento più importante di questa narrazione è la digressione.

Che cosa è la digressione? È un procedimento tipico nella costruzione dell’intreccio. Si tratta quindi di una tecnica che viene utilizzata per la disposizione degli eventi nel corso della narrazione. Nella digressione chi narra compie una deviazione rispetto a cosa sta raccontando, per riportare altre informazioni. bivio

Solitamente viene utilizzata per creare una sensazione di attesa nei confronti del primo racconto, ma viene anche utilizzata come strumento per approfondire un lato della vicenda, la storia di un personaggio, per creare un momento di riflessione, o un momento di divertimento.

Già dall’inizio comprendiamo che la digressione è uno strumento basilare di questa narrazione:

«Per capire meglio cosa sta succedendo, forse è opportuno tornare un attimo indietro. A tre mesi prima, più o meno. Erano infatti passati circa tre mesi da quando Aldo […]»

E che sia uno strumento tipico della comicità è lo stesso narratore ad affermarlo, quando ci parla del notaio:

«di quell’uomo dall’apparenza così comune, in cui l’unico elemento sproporzionato era un naso grosso e patatoso, un naso da persona seria. Cosa che, senz’ombra di dubbio, il notaio era. […] Nasone che, invariabilmente, si trovava orientato verso il giornale, senza permettersi digressioni né verso le puppe di Tiziana né verso qualsiasi altro tipo di affare altrui»

Nel sottolineare la serietà del personaggio, infatti, il narratore utilizza il termine digressione nell’accezione di distrazione. Se la digressione è uno degli strumenti basilari da cui nasce il racconto, e il suo carattere comico, possiamo prendere quest’accezione come carattere portante della comicità del testo in questione.

fullscreen_pc (1)La comicità nasce dunque dalla distrazione, dal divagamento, dalle digressioni rispetto all’obbiettivo su cui siamo focalizzati. Il lettore è interessato a rintracciare il motivo della sparizione e il nostro narratore continuamente lo distrare con un aneddoto, un personaggio, o un ricordo per cui il racconto è costretto ripetutamente a tornare su se stesso.

Non ci meravigliamo dunque che la miglior ambientazione per questo tipo di narrazione volta alla distrazione-digressione sia un bar.

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