Gli uomini della Piramide

di Ilaria Licciardi

«Dottori, me la spiega ’na cosa?».
«Dimmi».
«Pirchì ’n taliàno ’u sangu addiventa sangue e ’u fangu inveci arresta fango?».

Così Camilleri pone sulla bocca dell’ignaro Catarella uno dei termini-chiave per la lettura del suo ultimo romanzo La piramide di fango.

«Forsi, arriflittì Montalbano, quello era il simbolo della situazioni nella quali s’attrovava il paìsi ‘ntero.».

Siamo appena nell’ambito della sesta pagina e già ci sentiamo totalmente immersi in una giornata umida e piovosa, durante la quale il mondo sembra essersi sciolto in pozze di fango che impediscono il passo e impastano tutto quello con cui entrano in contatto; in questo caso si tratta proprio dell’auto di Catarella, l’agente sbadato e sempliciotto che ci viene così emblematicamente presentato durante una vana lotta mattutina contro i disagi creati dalla «situazioni miterioallogica».

CATARELLA

Il carattere di questo personaggio viene subito delineato, sin da quando comunica al commissario Montalbano che di lì a poco sarebbe andato a prenderlo per recarsi sul luogo del delitto e quest’ultimo si mostra poco convinto; seguono l’incidente con l’auto, goffi scambi di battute e una serie infinita di giri e cambi di direzione. Un personaggio probabilmente classico, sprovveduto ma leale, convenzionale espressione di una penna a tratti ironica, magistralmente inserito fra le pagine del romanzo per bilanciare stralci più cupi e riflessivi.

catarella

Angelo Russo interpreta Catarella

Gli intermezzi che vedono Catarella protagonista sono sporadici ma ben cadenzati, composti da pochi scambi di battute durante i quali il commissario appare talvolta incredulo, spesso rassegnato ed anche preoccupato affinché nessun compito troppo importante gli venga affidato.

FAZIO

Tutt’altra storia è invece il rapporto con l’ispettore Fazio. La figura di Fazio non spicca da subito per tratti che lo connotino in modo particolare; egli è tuttavia sempre presente, soprattutto nelle fasi che danno una svolta all’andamento dell’intreccio narrativo. Risposte concise, suggerimenti, alle volte spiegazioni più approfondite ma sempre dirette al cuore della questione: queste le modalità d’intervento di tale personaggio, legato a Montalbano da un rapporto di stima ma, prima di ciò, di grande affetto.

Non passa inosservato che Camilleri ponga l’accento sugli anni che passano, sull’andar del tempo che si fa sentire, e che dunque vada volutamente a intaccare anche il più celebre prodotto della sua penna, il quale, dopo un’onorata carriera all’interno di una serie di più di trenta romanzi, inizia a dimenticare alcuni passaggi, pur rimanendo in fin dei conti sempre il più lucido e vigile e tentando così di celare le proprie difficoltà uditive, mentendo ai suoi colleghi ma non a se stesso (e dunque al lettore).

Peppino Mazzotta è Fazio

Peppino Mazzotta è Fazio

Tenendo conto di questi sviluppi non solo nell’ambito dell’ultimo romanzo, ma proprio dell’intera serie, possiamo ben comprendere che Fazio sia diventato un pilastro, l’emblema del braccio destro che sempre con calma e precisione si è posto nel suo ruolo, ma che pian piano inizia ad anticipare gli ordini, a dimostrarsi più intraprendente, segnando ogni informazione sui famosi “pizzini” che tanto irritano il commissario poiché espressione di questa estrema efficienza.

La novità, la peculiarità di Fazio rispetto a tutti gli altri agenti è il suo essere un personaggio concretamente funzionale, le cui parole non sono solamente un elemento riempitivo di supporto ai ragionamenti del commissario, ma un punto di confronto, una fonte di informazioni nuove, un motivo di sviluppo.

MIMÌ

Cesare Bocci interpreta Mimì

Anche Mimì ha un ruolo assicurato e costante in questo romanzo come nei precedenti, ma la sua prima funzione è quella di rispettare un topos, quello del «fedele fimminaro», e lì dove c’è una donna egli è quasi sempre coinvolto. Intelligente, efficiente, spesso protagonista di scontri dal carattere costruttivo, il vicecommissario occupa comunque un secondo piano rispetto alla complicità che c’è fra Fazio e Montalbano, e pare inserirsi sempre in ritardo nelle conversazioni di quest’ultimi.

Ciò che ci fa riflettere, prendendo in esame specificamente i primi capitoli de La piramide di fango, è proprio il modo di Camilleri di presentarci i suoi personaggi; sono oramai per lo scrittore così familiari che egli li delinea chiaramente attraverso poche e semplici battute. Analizzando proprio i primi interventi di ciascuno, notiamo che questi si mostrano fortemente caratterizzanti, come attribuiti a tipi fissi e spesso neanche troppo complessi dal punto di vista psicologico.

Chiaro esempio ne è appunto Mimì:

«Montalbano accapì in un lampo. Le storie con Mimì non potivano capitare che per ‘na scascione sula».

La tecnica di costruzione dell’opera e di coloro che la popolano è sicuramente alla base del successo di un ciclo di opere che è stato sempre, e da sempre, crescente, e ha una struttura ben congegnata già tempo addietro, ed ora, come ogni volta, ripresa con spontaneità e facilità.

TANO GAMBARDELLA

Figura marginale, nuova, ma forte espressione di coraggio e spinta vitale è quella del giornalista Tano Gambardella, il quale

«faciva un settimanali battagliero che s’occupava delle cose storte che capitavano a Vigàta. Era un omo coraggioso che aviva già subito dù attintati mafiosi».

La sua presenza è perlopiù confinata nell’ambito di colloqui pregni di informazioni a tu per tu con il commissario, ma Gambardella, nella cappa quasi soffocante della nebbia e del maltempo che stringono gli altri personaggi, risulta essere  positivo e attivo, pronto a rischiare personalmente, a sacrificarsi.

SALVO MONTALBANO

Cornice dunque ben amalgamata quella costituita da Vigàta, città immaginaria sita nell’altrettanto immaginaria provincia di Montelusa, dai suoi abitanti, dal commissariato e da coloro che vi lavorano, oramai considerati come una vera e propria famiglia. Cornice, perché tale costruzione fa da supporto alla figura di Salvo Montalbano, per il quale bisognerebbe concepire un discorso a parte. Qui lo spessore psicologico è più finemente sfaccettato, il personaggio seguito nella sua quotidianità, nei suoi passatempi, nel suo carattere volubile, meticoloso e spesso appesantito dal suo ruolo non semplice.

Siamo forse vicini alla fine di Montalbano?

In quest’ultimo romanzo la sua indole risaputamente metereopatica sembra delinearsi di pari passo con il cielo stravolto e impenetrabile, il quale pur tuttavia è squarciato da raggi di sole nelle ultime pagine. Montalbano sembra più stanco, ancora più attaccato alla sua compagna che è lontana, a Genova, e che traballa sull’orlo della depressione, nella quale cerca il rifugio di una vita ritirata e tranquilla, nella norma del quotidiano.

Spontaneo sorge l’interrogativo riguardo la natura di quest’atmosfera che dal cielo travolge tutto, anche gli animi: che sia l’espressione, la trasposizione di un momento calante, ma passeggero, sentito dall’autore anche nella realtà che lo tocca personalmente, o l’avvio alla fase conclusiva di un lungo ciclo?

Segui Legenda Letteraria su Twitter
Segui Legenda Letteraria su Facebook
Segui Legenda Letteraria su Google +
Scrivi a legenda.blog@libero.it

Annunci

Di’ pure quel che pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...