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La piramide di fango - Andrea Camilleri

La piramide di fango – Andrea Camilleri

Esprimere le proprie riflessioni su Andrea Camilleri vuol dire confrontarsi su un corpus di testi decisamente ampi e diversificati, di conseguenza è difficile riuscire a trarre un giudizio universale in un contesto come quello di Legenda Letteraria. A noi però non interessa ora trattare della sua opera per intero ma solo dell’ultimo episodio delle avventure di Montalbano, cioè del libro che è stato per diversi mesi in cima alle vendite, e che ancora si assesta tra i primi dieci titoli nelle classifiche: La piramide di fango.

Per cominciare vi proponiamo una lettura della prima pagina, normalmente definita incipit.

Si tratta di una lettura duplice, vedremo, infatti, sia le immagini che il narratore ci pone, sia come sono costruite le proposizioni che compongono la narrazione.

 

Le immagini

318855-1366x768È interessante notare che la prima immagine che compare è «Il botto». Sicuramente non ci troviamo di fronte a un inizio lento e pacato, ma siamo immediatamente catapultati in una situazione di confusione e agitazione. L’inizio ha una forte carica semantica, il “botto” è la resa figurale del colpo, e la realizzazione della dimensione sonora del tuono (che in Camilleri è il trono). L’inizio dunque è sonoro, e fragoroso: «fu accussì forti» ci dice il narratore.

Nel periodo successivo troviamo Montalbano che viene svegliato e catapultato dal sonno alla realtà.

Il punto di vista è sempre legato a Montalbano, e qualsiasi cosa succeda deve essere ricondotta a lui. Di conseguenza, il tuono non può restare inerte ma deve pesare sul commissario.

Segue un capoverso descrittivo in cui il narratore ci racconta della pioggia incessante. Si disegna dunque davanti ai nostri occhi di lettori uno scenario marino, dai colori scuri, e mosso dalla tempesta di una pioggia fitta e continua.

Segue poi un accostamento interessante:

«Non sulamenti chioviva a Vigàta, ma supra a tutta l’Italia».

Vigàta è la città immaginaria creata da Camilleri in cui si svolgono le storie del Commissario. La città non è però utopica, ma un cronotopo dell’Italia. Vigàta, infatti, non è fuori dal tempo e dalla spazio, ma appartiene ad un orizzonte comune all’attualità del Paese, come dimostra la condivisione di uno stesso fenomeno meteorologico. La pioggia, dunque, è l’elemento che unisce Vigàta a tutta l’Italia.

Leggiamo successivamente la descrizione della pioggia e dei suoi effetti. Qui subentra un particolare di conto:

esondazione

«armate da ’na speci di gana di rivincita e si erano scatinate distruggenno case e tirreni coltivati».

Questa metafora ha in sé non solo una forte carica descrittiva, ma anche interpretativa.

Fino ad ora il narratore non aveva mai detto la sua e si era fermato a descrivere i fatti della trama, ora invece fornisce un’interpretazione, e prende posizione dando a eventi naturali una precisa caratterizzazione. La volontà, caratteristica dell’uomo, anima e personifica la pioggia.   

Il capoverso successivo è di carattere narrativo, e ha la funzione di amplificare quanto detto sopra: «gigantisco disastro geologico», dice il narratore.

Questa immagine del disastro potenzia quella «gana di rivincita» con cui l’acqua si sta abbattendo sul Paese. Dopo averci detto che il problema è sì naturale, ma più propriamente politico, con la relativa il narratore ci spiega che è mancato un governo «che si fusse seriamente occupato del mantenimento del territorio».

In tal modo si delinea definitivamente la simbologia dell’acqua, con la rappresentazione di una pioggia che intende spazzare via il Paese. Si tratta di un passo importante poiché attraverso la metafora dell’acqua, potentissima in questa prima pagina (e presente per tutta la narrazione), abbiamo una riduzione essenziale del romanzo.

Montalbano (Luca Zingaretti)

Montalbano (Luca Zingaretti)

È proprio l’acqua, infatti, che provoca una crisi, muove le carte in tavola e fa si che gli equilibri si rompano. Quali equilibri? Quelli leggerissimi, raccontati da Camilleri e scoperti da Montalbano sotto una “piramide di fango”. Equilibri fatti di rapporti tra politici, imprenditori e mafiosi che sembrano disgustare la stessa natura in preda a una «gana di rivincita», e che fanno commentare a Mantalbano:

«“Forse è la giusta fini che nni meritamo”».

Subito dopo troviamo un esempio che riporta le immagini adoperate a una realtà minima:

«’Nzumma, era come se il propietario di ’na casa non si fusse mai dato il pinsero di fari arriparari il tetto romputo o le fondamenta lesionate».

Dopo, infatti, che il discorso è stato allargato a una realtà ampia quale quella dell’intera nazione, diventando ancora più una questione politica dalle pretese esistenziali, il narratore avverte l’esigenza di riportare il discorso su parametri minori, con una rappresentazione semplicistica e immediatamente realizzabile dall’immaginario del lettore.

Dunque, tra due momenti descrittivi, che servono a realizzare passaggi precedenti (Montalbano che sussulta per dar corpo al botto del tuono, e il crollo della casa come manifestazione della cattiva gestione), sta l’importante metafora dell’acqua: pioggia incessante e cataclisma imminente.

L’ordine

Procediamo ora a una lettura cercando di capire come il narratore disponga le sue parole.

Per sintesi vediamo nel dettaglio solo il primo periodo che è composto di una frase principale, una consecutiva, una coordinata della principale e una subordinata causale. Nei periodi successivi abbiamo sempre una principale e una coordinata, oppure una subordinata alla principale, o una subordinata alla coordinata.

Dal Diegocare's Blog

Dal Diegocare’s Blog

Il settimo periodo, invece, è composto di una principale, un’oggettiva implicita, e una subordinata dell’oggettiva come oggettiva esplicita, poi una causale e una relativa.

Solo in questo caso abbiamo un uso complesso della subordinazione, che può farci parlare di ipotassi, cioè della disposizione per cui in un testo le proposizioni sono poste su livelli di importanza differenti e stratificati a seconda della correlazione che lega subordinata a subordinata.

Nel resto del testo abbiamo una costruzione paratattica, cioè una disposizione secondo cui le proposizioni di un periodo sono collegate ma sostanzialmente autonome.

Nella paratassi, rispetto all’ipotassi, abbiamo un solo grado di subordinazione, per cui le frasi subordinate (le quali potenziano le informazioni della principale) dipendono solo dalla principale o dalle sue coordinate.

La costruzione paratattica è spesso usata nel testo descrittivo, poiché conferisce chiarezza, evidenza e incisività alla descrizione, creando un senso di attesa e catturando l’attenzione del lettore. La paratassi permette al lettore una chiara realizzazione dello scenario descritto. Mentre leggiamo vediamo, infatti, costruirsi nel nostro immaginario la marina e il cielo scuro di una densa e continua pioggia. Ovviamente bisogna aggiungere che la paratassi da sola non basta a produrre tutto questo, ma necessita delle capacità di un gran narratore quale Camilleri.

In sintesi

Raccogliendo queste riflessioni possiamo notare che quella di Camilleri non è semplicemente un’introduzione, non un qualunque dar via al racconto, cosa di per sé assolutamente non facile. Tuttavia, Camilleri va oltre e fa del suo incipit un sunto dell’intero racconto. Il suo è un procedimento di aggiunta per sottrazione. Il nostro narratore, infatti, sottrae al testo la trama narrativa e in metafora ci mostra il cuore della sua storia.

Andrea Camilleri

Andrea Camilleri

Camilleri ci mostra uno spaccato sinistro e torbido, anzi fangoso per riprendere l’elemento onnipresente nella narrazione. A questa caratteristica dei contenuti (per tipicità del genere necessariamente devono essere poco chiari per buona parte del testo) fa da contraltare una costruzione chiara della struttura narrativa, grazie a una connessione ordinata di frasi.

Quella che ci presenta, e ci presenterà, è dunque una realtà instabile e sfuggente che il narratore cerca però di fissare attraverso una prosa scorrevole e descrittiva, in un procedimento di paratassi lineare, chiara e con poche inarcature.

Questa opposizione tra la costruzione delle immagini e le immagini stesse, da cui deriva una tensione narrativa incisiva e avvincente, è sicuramente una nota caratterizzante della scrittura di Camilleri.

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Un pensiero su “Si cominci

  1. La tua analisi del testo ha esaltato la potenza dell’incipit e la bellezza della scrittura di Camilleri.
    Molte volte, lo confesso, mi ritrovo a leggere i suoi gialli con troppa fretta, attratta dall’intreccio, dalla simpatia di alcuni personaggi. Mi accorgo di fare un torto all’autore e ai suoi romanzi, quest’ultimo, forse, in particolare. Non l’ho ancora letto, ma quando lo farò, mi ricorderò del tuo punto di vista e di questo post…

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