Profumo di donna

di Fedele Menale

Un vecchio adagio recita: “Chi dice donna, dice danno”. Tuttavia, al di là del gioco di parole, che molte volte risulta efficace e veritiero, nel caso specifico del romanzo in cima alle classifiche italiane di questo mese, è facile notare una preminente declinazione di quel proverbio nel suo esatto contrario o, se vogliamo, nel naturale opposto: “chi dice uomo, non dice niente di buono”.

roeeeeSì, perché ne Il sentiero dei profumi, di Cristina Caboni, oltre ai gradevoli e ben congegnati richiami visivi, e in particolar modo, olfattivi, c’è anche questo. Un’essenza femminista, che spesso si riversa in quella totalmente anti-maschile, scandita da efficaci esempi che si susseguono a ritmo incalzante lungo il fluire non sempre molto scorrevole delle pagine.

Quasi a interpretare una linea di pensiero cardine per l’intero universo del gentil sesso, in questa storia il mondo del maschio è sempre inesorabilmente connaturato a qualcosa di “negativamente influente” per la donna, per la sue scelte, presenti e future, per il modo di crescere, di agire e di pensare. Insomma, per la vita.

Un filo rosso, indelebile, che si snoda lungo il percorso tracciato dall’autrice e che si riannoda tutt’intorno alle singole esistenze delle protagoniste, pedine scomode e inermi, soggiogate a comportamenti omologati e poco dignitosi e che per questo, non di rado, si soffermano interiormente sulla loro marcata, e sconvenientemente irresistibile, dipendenza da alcune ben troppo note modalità dell’“essere maschio”: marcata ostentazione del potere in tutte le sue forme, estrema noncuranza dei sentimenti altrui, altissima propensione al tradimento e al tornaconto personale.

foto USNell’economia del romanzo Matteo, Maurice, Jacques, Philippe, Caillen fanno da contraltare a tutto ciò che è cuore, passione e dolcezza; in essi si incarna puntualmente il prototipo del self-made man oscuro, gretto, tremendamente sicuro di sé, pronto a mettere a repentaglio le certezze altrui e in particolar modo quelle di compagne, mogli e amanti, che come sotto l’effetto di un’inspiegabile venerazione, soffrono ma non riescono ad allontanarsene, divenendo così vittime e carnefici allo stesso momento.

Per quanto riguarda la nostra protagonista, la chiusura verso l’uomo, nella sua accezione di genere, ha un carattere antico, tramandato lungo i secoli, come un’eredità da custodire gelosamente: difatti, lo dimostra la storia della famiglia Rossini, esperte profumiere fiorentine praticamente da sempre abituate a trasmettere i segreti di questa nobile e raffinata arte solamente per linea femminile, come una dote speciale, ricca di significati che solo una donna con la sua ipersensibilità e la sua forza generativa può arrivare a comprendere appieno.

L’obiettivo è unico, costante, straordinariamente complesso: giungere, attraverso un sapiente gioco di sensi e di alchimie, alla scoperta di quel Profumo Perfetto, quell’essenza assoluta, unica fra tutte le infinite altre, mistica, capace di fondere insieme spirito e materia, di smuovere l’anima, di riappacificare i sensi e la propria individualità con il mondo intero.

Un compito estremo e nascosto, come un segreto, affidato volta per volta solo e unicamente a una Rossini e, per ultima, alle capacità della giovane Elena, unica erede della famiglia e al contrario di tutte le altre, costantemente in lotta con i profumi, la loro missione e i loro messaggi espliciti e impliciti, poiché troppo impegnata a soffocare la sua vita rincorrendo il suo uomo e riponendo inutilmente in lui tutte le sue aspirazioni più profonde, i suoi progetti, il suo futuro.

Palazzo Mocenigo, foto di Espoarte

Paradossalmente (ma non troppo), solo la scissione da quel legame, poi nemmeno così forte, ma tenuto in piedi solamente dalla strenua volontà di Elena, alla fine, porterà a qualcosa di positivo, il riallaccio a quella tradizione secolare abbandonata ma mai dimenticata, quasi a voler rimarcare ancora una volta quanto l’incompatibilità col mondo maschile danneggi a suo modo l’individualità femminile in ogni sua espressione.

Insomma, nel romanzo l’autrice, anche lei da esperta profumiera, crea e diffonde attraverso le sue protagoniste, un elegante e a volte molto acre profumo di donna, che tende ad annullare (eccedendo il più delle volte in severità) quello maschile in tutte le sue tonalità e sfumature.

Risulta marcata dunque l’intenzione di far appunto perno su questa condizione, rivelando in profondità un’ideale concezione di autosufficienza femminile che, se non viene esplicitamente ribadita, è però, a volte, ventilata sommessamente tra le righe quale unica soluzione veramente utile ai fini del riconoscimento del proprio valore sociale, e della propria essenza di essere umano.

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