Piccola introduzione

di


Il desiderio di essere come tutti
, scritto da Francesco Piccolo, è il vincitore del Premio Strega 2014. Per parlare di questo testo ci sembra utile cominciare a definirlo.1072ee4947761fcfeb56305c344e1508-53b2d9c8dcdb7 Potremmo considerarlo un romanzo di formazione, cioè un romanzo in cui il lettore segue la crescita, e gli eventi a questa legati, di uno o più personaggi.

Nel testo di Piccolo, infatti, piantando i piedi nell’oggi, seguiamo la crescita biologica e intellettiva del protagonista in un lungo flusso di coscienza che ripercorre gli eventi dagli anni ’70.

Bisogna ora capire: chi parla? Comprendiamo subito che il narratore è il personaggio protagonista. La voce narrante usa la prima persona, e dice, infatti, io dichiarando la proprietà degli eventi raccontati.

In che modo ci parla? Si rivolge al lettore ricordando e ripercorrendo la sua vita grosso modo dal momento della sua seconda nascita, dunque bisogna fare le dovute distinzioni tra la voce narrante e il protagonista. Questi sono sì lo stesso personaggio, ma mantengono due identità separate. Narratore e personaggio, come tali, intervengono nel testo da posizioni differenti: il narratore conosce già tutti gli eventi che sta raccontando, essendo il suo uno sguardo volto indietro per la maggior parte del testo, mentre il personaggio, che vediamo crescere e muoversi sulla scena del racconto ha uno sguardo volto in avanti, non conosce gli eventi futuri, e possiamo considerarlo a sua volta un evento della narrazione.

Abbiamo accennato alla seconda nascita, ma di cosa si tratta in realtà? Potrebbe essere utile per capire di cosa stiamo parlando aver letto l’articolo La Storia nella storia relativo alla Storia di una ladra di libri. In effetti è proprio di Storia che parliamo:

«Sono nato in un giorno di inizio estate del 1973, a nove anni. Fino a quel momento la mia vita, e tutti i fatti che accadevano nel mondo, erano due entità separate, che non potevano incontrarsi in nessun modo.»

Con l’ingresso della Storia nella vita del protagonista si accende il racconto. Questo incipit è importante poiché ci fornisce immediatamente la chiave di lettura del testo. Il desiderio di essere come tutti è attraversato infatti da una tensione costante tra la sfera privata e quella pubblica.

Cosa significa collocare una seconda nascita a nove anni? Significa che in funzione del testo non importa raccontare cosa sia successo nei nove anni precedenti, che non esistono, poiché manca esattamente quella tensione su cui si fonda questa narrazione. È proprio l’ingresso consapevole nella Storia, simboleggiata dalla Reggia di Caserta, che viene raccontato nel bel passo iniziale dove i ragazzini scavalcano e si ritrovano da soli nel parco di Palazzo Reale.

La relazione del singolo con la Storia non si realizza però nella riflessione privata ma attraverso la condivisione di eventi, paure, curiosità e molto ancora.

La tensione del partecipare agli eventi, e condividere in prima persona, è una sensazione prima di tutto fisica, che avviene attraverso il proprio corpo:

«L’avevo imparato ai tempi del colera, mettendo a confronto gli eventi assoluti, quelli che raccontavano tv e giornali, e gli eventi della nostra vita.»

Così nel corso della narrazione sembra non esistere un momento unico, tutto ciò che compare nel racconto ha almeno un corrispettivo. Per esempio l’opposizione storica tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista ha la sua realizzazione nei conflitti, quotidiani e familiari, che avvengono tra lo zio democristiano e la zia comunista.

«Il compromesso storico, nella mia vita, era concreto e visibile: il matrimonio di zio Nino e zia Rosa.»

Benigno-ZaccagniniSi tratta di un processo di realizzazione corporea del conflitto, che serve a dar maggiore emotività al racconto, come accade per il caso Moro, la cui drammaticità è realizzata nella descrizione del corpo di Zaccagnini.

Nella costruzione della struttura, che sostiene la narrazione, l’autore procede alla creazione di una realtà sempre duplice, in un continuo stato di conflitto, che si manifesta come conflitto politico, sentimentale ed etico. In questo panorama, in cui bisogna schierarsi, il nostro autore fa muovere un personaggio al limite, fuori da questo e da quello schieramento politico come sentimentale. Il protagonista, nonché narratore, può prendere la parola e raccontare la sua esperienza proprio in funzione di questo disagio di appartenenza, troppo di sinistra per essere democristiano e troppo borghese per essere comunista. Si’ndugia molto su questo disagio del protagonista quando si confronta con l’intreccio pubblico-privato, dal caso Leone al caso del film La terrazza di Ettore Scola, fino ai più recenti episodi.

Ugualmente nei sentimenti, diverso da entrambe le figure femminili a cui si lega: Elena, la ragazza comunista impegnata e militante, e Chesaramai, donna superficiale, pacata e distante emotivamente dal mondo. La prima lo ritiene troppo sentimentale e poco politico, e troppo politico invece appare rispetto a Chesaramai.

Ugualmente il protagonista sta eticamente al mezzo della vita:

«Stavo in mezzo, ero il compromesso tra queste due faccende della vita. Ero il compromesso tra il coinvolgimento totale e l’estraneità.»

Dunque questo personaggio al confine, potremmo dire mediocre in quanto sta al mezzo, è il prodotto della Storia che ha attraversato (il colera, il terremoto, la partecipazione alle “sezioni” e il rapporto con Elena, la vicenda Moro etc.), e a cui pure ha partecipato in modo attivo come testimonia per esempio l’episodio del voto per Bertinotti. È questa sua qualità che giustifica la narrazione, e permette al narratore di raccontare la sua storia come lungo processo di crescita, di formazione appunto.

coverUn altro motivo legittima il personaggio a prendere la parola e raccontare: la consapevolezza raggiunta. Attraverso il lungo processo di crescita avviene una presa di coscienza e il desiderio di essere come tutti da iniziale tensione diventa al termine del racconto una realtà di fatto, tale che la voce narrante attua la trasformazione dell’io in noi:

«Tutti noi sfioriamo brandelli di Storia di continuo, nasciamo una seconda volta e a un certo punto comprendiamo come tutto questo ci riguarda, e riguarda perfino la propria esistenza minuscola e appartata.»

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