Monique non deve morire!

di Martino Santillo

Boris Tomaševskij è stato un filologo e critico letterario russo, vissuto nella prima metà del XX secolo. Fece parte del contesto culturale della scuola critica che è nota come formalismo russo. Molte categorie della critica letteraria si rifanno alla scuola russa, e qui vedremo in particolare i motivi. Tomaševskij, nel fare critica letteraria con rigore e attenzione scientifici, ritenne che ogni racconto possa essere scomposto in una serie di unità minime chiamate appunto motivi.

Томашевский,_Борис_Викторович

Boris Tomaševskij

Nella teoria di Tomaševskij i motivi sono delle frasi, ma anche periodi o delle sequenze più o meno stereotipate, che hanno la funzione di strutturare la narrazione. Si tratta di sezioni minime della storia, con cui un narratore compone il suo racconto attraverso le varie sequenze. I motivi non sono tutti uguali e in base alla loro funzione hanno importanza differente.

Possiamo avere motivi determinanti per lo svolgimento della vicenda, e motivi senza i quali la storia progredirebbe ugualmente. Su questa base procediamo a una nuova riflessione sul testo della Caboni.

Dall’analisi dei motivi si trae, per esempio, l’ordine delle sequenze della narrazione, che ci permette di stabilire se la storia si muove da un momento di equilibrio a uno di squilibrio, o viceversa. Dalla lettura dei primi capitoli capiamo subito che ci troviamo difronte a una condizione di squilibrio, e uno dei luoghi testuali da cui avviamo questa nostra riflessione è proprio nelle prime pagine.

«Per lo shock si era dovuta reggere allo stipite, perché le ginocchia avevano smesso di sostenerla.»

La narratrice ci racconta l’ingresso di Elena nel ristorante, e la conseguente scoperta del tradimento. Sembrerebbe che da questo evento si rompa l’apparente equilibrio interno della protagonista e prenda piede la storia. Ma è vero? In realtà no. In realtà non è da questo punto che la storia trae i suoi rivolgimenti, e non si tratta nemmeno di un episodio strettamente necessario. Il tradimento non incide nella narrazione, e la protagonista non ha problemi nel legarsi in breve a un nuovo compagno. Se volessimo, infatti, potremmo cancellare l’episodio e la storia procederebbe nello stesso modo.

In questo caso Tomaševskij ci consente di parlare di motivo libero poiché la sequenza è marginale rispetto al nucleo narrativo. Si tratta inoltre di un motivo statico poiché da questo non deriva alcun mutamento vero e proprio.

Possiamo parlare invece di motivo legato, poiché imprescindibile, e dinamico, per i rivolgimenti che ne nascono, nel caso della descrizione che troviamo a pagina 27:

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«È sconfinato, caldo, morbido. È come un nido, una culla accogliente. Si insinua, lasciando al contempo la più ampia libertà. Il sole accompagna i profumi. Prendi il gelsomino, all’alba la sua fragranza è più intensa, diversa da quella lieve di mezzogiorno, ma dopo il tramonto, quando il sole è solo un ricordo, il fiore emana la sua vera anima. Non puoi confonderli, non è possibile.»

Le vicende narrate ne Il sentiero dei profumi cominciano proprio con questa descrizione che Elena fa del sole. È per questa che l’amica Monique la invita a scegliere un profumo, che poi la condurrà a Parigi.

Oltre a comprendere l’ordine delle sequenze, riflettere sui motivi ci permette di ragionare sulla struttura del testo, e nel nostro caso per esempio la riflessione sul motore d’azione ci porta a ragionare sulle due figure femminili principali.

In questa storia, che possiamo definire lineare, dalla struttura classica, anche i personaggi ricoprono le figure tipiche di narrazioni stereotipate.

Il personaggio di Monique, infatti, sembra rivestire perfettamente i panni dell’aiutante magico, ed Elena, come qualsiasi protagonista delle favole, non può portare a compimento la propria storia senza l’intervento della magia. Puntualmente è Monique a dare alla storia quella spinta necessaria ad avanzare, come nel caso dell’apertura della profumeria. Il personaggio di Elena necessita della presenza di Monique, poiché quando questa non c’è la storia procede per la sola volontà autoriale, e senza una apparente conseguenzialità logica.

«E poi qualcosa dentro di lei cambiò. […] Era la volontà. […] Sarebbe andata a Parigi, voleva andarci, voleva cambiare, voleva e basta.»

In questo luogo testuale la storia necessita di una svolta che arriva senza nessuna motivazione, qual è infatti il motivo per cui Elena decide di trasferirsi a Parigi? L’indole della donna sicuramente non la spinge al cambiamento. Dunque dobbiamo considerare che le svolte, per Elena, derivino tutte dall’aver ridato fiducia ai profumi, ma questo non basta.

234 (1)Se, infatti, abbiamo detto prima che eliminare l’episodio del tradimento sia possibile, impossibile invece è eliminare il personaggio di Monique, senza la quale ripetiamo non vi sarebbe sviluppo della storia.

Che si voglia o no rispettare la terminologia russa di Tomaševskij, e dunque parlare di motivi, oppure di sequenze, o di episodi, resta comunque importante interrogarsi, e porre attenzione sui nodi della narrazione, seguire i nessi logici che legano i singoli fili nella trama, per confrontarsi meglio con il testo.

Leggere con attenzione non vuole dire soltanto notare i refusi presenti ne Il sentiero dei profumi, ma anche comprendere la consistenza della struttura e la logicità della narrazione.   

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