Letteratura in 3D

di Marialaura Di Nardo

La storia privata di un ragazzino di Caserta che tenta, faticosamente, di partecipare alla Storia nazionale, lontana ma che, pure, lo circonda; il pubblico e il privato che continuamente si riflettono l’uno nell’altro; i viaggi nel tempo garantiti da analessi e prolessi. Insomma, caro lettore, se per quest’estate il tuo libro sotto l’ombrellone è Il desiderio di essere come tutti, ti consigliamo vivamente di lasciar perdere le tue ciabatte e di calzare, piuttosto, scarpette da jogging: ti aspettano lunghe passeggiate tra le pagine di Francesco Piccolo.

E se, poi, vorrai seguire i nostri consigli fino in fondo, procurati anche degli occhiali 3D, giacché le parole del vincitore del Premio Strega 2014 non hanno intenzione alcuna di restare confinate nella bidimensionalità del foglio di carta. Infatti, ci sembra che con la sua ultima opera Francesco Piccolo abbia condensato la penna dello scrittore puro con quella dello sceneggiatore: il risultato è un testo con una forte carica visiva, pensato per essere letto e, parimenti, per essere visto. Come? Incrociando narrazione e visione nei punti in cui la storia si ferma per lasciare il passo a inserzioni di natura letteraria e, in special modo, cinematografica. Tali inserzioni irrompono, cioè, nel racconto non tanto per spiegarlo quanto, piuttosto, per farcelo vedere.A partire da pagina 75 si consuma, ad esempio, il «gesto romantico e scemo» che decreterà la fine del rapporto tra il giovane protagonista e il suo primo amore. Galeotto è il pupazzo di Snoopy, il pacchetto rosa, e il romantico, ma evidentemente troppo borghese per Elena, pensiero di festeggiare San Valentino:

«Scosse la testa e non a me, ma a se stessa, per rimproverarsi, disse: “Non pensavo fossi così stupido”. Poi risalì sul motorino e disse: “Anche il giorno di San Valentino, se non lo sai, succedono cose nel mondo, e quindi anche il giorno di San Valentino noi siamo impegnati a fare politica”. E quel ‘noi’, ormai, mi escludeva per sempre».

L’episodio, dunque, riflette il dramma del protagonista che vive antropologicamente la condizione del limen, di chi non è propriamente né l’uno né l’altro e, paradossalmente, sia l’uno sia l’altro: troppo borghese per far parte dei comunisti e troppo comunista per essere accettato dai borghesi. Raccolti i cocci di questo fallimento d’amore la narrazione si interrompe brevemente. La rottura è segnalata dallo spazio bianco che, proprio come in un montaggio, dà l’avvio a un’inserzione cinematografica:

«C’era una scena di Come eravamo che mi piaceva molto, e che sembrava riguardasse tutta la mia vita, finora. È il giorno della morte di Roosevelt, o il giorno del funerale più probabilmente. Hubbell decide di portare Katie a casa dei suoi amici. Lui non sa fare altro che portarla alle feste, e gli amici raccontano storielle, persino sulla moglie di Roosevelt. Katie si arrabbia. […] Barbra Streisand era Katie e Katie era Elena».

La tensione è chiara, evidente: la superficialità del casertano/Hubbel lo rende irrimediabilmente distante da Elena/Katie la quale, al contrario, sente vivere sulla propria pelle tutto quello che la circonda. Ma il senso di disappartenenza, l’opposizione superficialità/purezza sono, in fondo, ciò che dà l’avvio alla narrazione, la seconda nascita del protagonista!

Inoltre, essi sono ripresi in più punti nonché esemplificati sui due livelli essenziali dell’opera, quello privato e quello pubblico. Insomma, cosa rappresenti il rifiuto del pupazzo di Snoopy da parte di Elena è chiaro al lettore e considerare, in tale ottica, la scena di Come eravamo come una metafora, un’ennesima e ulteriore esemplificazione dei temi portanti della vicenda, sarebbe quanto meno pleonastico.

Perché, dunque, Francesco Piccolo intreccia Il desiderio di essere come tutti con scene di Com’eravamo, Buongiorno notte, La terrazza? Secondo noi per dare concretezza visiva alle pagine del suo romanzo, per farci vedere Elena nello sguardo corrucciato e severo di Barbra Streisand mentre dice con severità a Robert Redfort: «E che c’era di male a sentirsi più triste?».

 

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