Jacques non è lavanda

di

cropped-sentiero-dei-profumi-copertina-fb.jpgIl sentiero dei profumi è il romanzo d’esordio di Cristina Caboni, pubblicato da Garzanti. Il romanzo ha, da subito, occupato il podio delle vendite. È stato presentato dalla casa editrice come un caso letterario.

La trama non è complicata e si può leggere sul sito dedicato al libro. Si tratta di una storia lineare, con una struttura classica composta da esordio, svolgimento e conclusione. Nell’esordio abbiamo una situazione conflittuale, che trova il suo equilibrio con lo sviluppo della trama, in cui seguiamo il processo di crescita, interiore e non solo, della protagonista. Nel finale poi si assiste al momento di… (no spoiler).

Questa piccola storia ci permette di fare alcune riflessioni su come rendere interessante una narrazione. A fronte di una vicenda comune ci sono, infatti, alcuni pregi che rendono il racconto apprezzabile.

Il primo è sicuramente l’utilizzo dei profumi, veri protagonisti della narrazione.

I profumi vengono utilizzati sia nel testo, sia fuori di questo. All’interno della narrazione sono i motivi da cui la storia trae i suoi rivolgimenti. È, infatti, attraverso questi che Elena Rossini, la protagonista, sembra relazionarsi con il mondo. Dopo aver rinnegato per molto tempo la sua capacità di apprezzare i profumi, ritorna a leggere il mondo attraverso quello che l’autrice ci mostra come un vero e proprio linguaggio.

Anche all’esterno del testo i profumi hanno importanza. Lili0539x600WA seguito della narrazione troviamo, infatti, il Dizionario dei profumi. Oltre che in questa raccolta le fragranze hanno anche un altro spazio privilegiato, e non certo secondario. Appena prima del testo, in ogni capito, troviamo una piccolarubrica in cui compare il nome e la descrizione di un profumo.

Sulle rubriche vogliamo fare la nostra riflessione, perché ci aiutano a capire come è possibile rendere interessante una narrazione.

Queste rubriche sono elementi molto importanti nella struttura del racconto, hanno, infatti, un ruolo nella riuscita del romanzo. Oltre a essere posizionate prima del testo, perché devono stuzzicare il lettore, sono utili a quest’ultimo perché nelle loro definizioni troviamo i termini chiave che muoveranno il testo a seguire. Nel suggerimento il lettore può leggere in nuce quali siano gli svolgimenti della trama. Facciamo qualche esempio.

Nel capitolo cinque troviamo:

«Lavanda. Il suo complesso profumo seduce e ammalia. Rinfresca e purifica lo spirito, scaccia la stanchezza, la paura e l’ansia.»

Soffermiamoci sulle parole racchiuse tra i punti: Il suo complesso profumo seduce e ammalia. Questa è esattamente la descrizione del personaggio che incontriamo nel capitolo: Jacques. Un «uomo sicuro che sa di avere il mondo intero ai suoi piedi». Un personaggio decisamente affascinante. Jacques ha un forte ascendente su Monique, e tutto il passo sembra essere un tira e molla tra il reagire e il cedere alla seduzione.

Nel testo il narratore utilizza le stesse parole che usa per definire la lavanda: «Jacques la fissò nuovamente. Occhi bugiardi, che ammaliavano».

Nel capitolo successivo abbiamo:

«Mirra. Più terreno e concreto dell’incenso, rappresenta il legame tra lo spirito e la realtà. Forte, saldo, nessuna incertezza. È il profumo della costanza e della trasparenza dei sentimenti.»

300px-somali_man_myrrh_treeIn questo caso le parole chiave sono: il legame tra lo spirito e la realtà. Nel sesto capitolo, infatti, il rapporto tra lo spirito e la realtà, è il fulcro della narrazione. Ci sono diversi spunti che rimandano alla riflessione tra interno ed esterno. Un esempio ci è fornito dall’episodio delle rose: Cail protesta a Lambert il colore artificiale delle rose che vende. Mutare l’aspetto delle rose diventa per Cail una violenza alla natura stessa dei fiori, a tal punto da non poter più essere nominate come tali: «C’è davvero qualcuno che compra quelle… cose?».

Ancora «Quell’uomo aveva preso i suoi limiti, ciò che la rendeva ordinaria, e li aveva trasformati in un punto di forza». Questo succede a Monique, ed è un ulteriore riflesso della definizione della mirra. Ciò che di sé Monique avrebbe dovuto rifiutare per emergere nel mondo della competitività diventa invece la base del suo possibile successo.

Ecco, dunque, la necessità della coerenza tra lo spirito e la realtà, tra ciò che si è e ciò che si vuole essere. Lo stesso filo rosso lega anche Elena, la quale proprio in questo capitolo decide non solo di ricominciare a lavorare sui profumi, ma anche di accettare nuovamente le fragranze come linguaggio principale di relazione con la realtà.

Sarebbe semplice dire che Jacques è la lavanda, o Elena la mirra, e infatti non è così. I profumi, e le loro definizioni, messe prima del testo non sono delle etichette statiche o simboliche che devono richiamare un personaggio, ma sono esattamente delle definizioni, che ci spiegano il valore dei significanti: lavanda, mirra. Il profumo ha la funzione di un linguaggio, e le sue unità minime di significato valgono a significare degli schemi emotivi, delle strutture d’ambiente.

800px-FIORE_DELLA_LAVANDAPonendo da subito le chiavi di lettura di quello che si appresta a raccontare, il narratore crea così dei contenitori dove il lettore potrà porre i contenuti della sua lettura. Tale stratagemma facilità la comprensione del testo, e lo arricchisce con le sollecitazioni sensoriali date dall’evocazione dei profumi.

Questi esempi mostrano come, nel romanzo della Caboni, a una storia semplice faccia da orpello l’utilizzo del linguaggio dei profumi, che arricchisce non solo la storia in sé ma anche la sua possibilità d’essere narrata.

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