La Storia nella storia

di

Salt_evaporation_ponds,_Ston,_Croatia

Storia di una ladra di libri può essere considerato un romanzo storico, cioè una narrazione ambientata in un preciso periodo del passato, definito e rappresentato con attenzione. Quanto raccontato è, infatti, ambientato nella prima metà del Novecento, e precisamente nella Germania nazista.

Un romanzo storico comporta l’intreccio di due narrazioni diverse, quelle che noi abbiamo indicato nel titolo con la stessa parola, con l’unico discrimine della maiuscola: Storia e storia.

Con la prima indichiamo la grande storia, quella serie di macro-eventi che caratterizzano e stigmatizzano un periodo, mentre con la seconda parola indichiamo la storia dei singoli personaggi.

Abbiamo quindi la Storia della Germania nazista, e quella porzione di vita di Liesel che la narratrice ci mostra, le quali procedono insieme, ma non parallelamente bensì inglobandosi.

Per comprende meglio come la trama del romanzo sia formata dall’intrecciarsi di diverse storie (con la minuscola), che vanno a formare la grande storia (con la maiuscola), è necessario per un attimo prendere le distanze, e con l’immaginazione spostarci al di sopra del romanzo. Rompendo il patto narrativo con la narratrice usciamo dal mezzo del racconto e guadiamo il sistema dei personaggi.

La struttura del romanzo va considerata come un insieme di vasi comunicanti, quasi una rete di vasi dalle diverse dimensioni e formati, cui diamo il compito di simboleggiare i personaggi. Ogni recipiente racchiude una quantità di acqua che rappresenta la piccola storia che quel personaggio vive, ma quell’acqua non è la sola presente nel sistema, unita a quella presente negli altri forma, infatti, la quantità molto più grande che chiamiamo Storia. Questa non è altro che la somma di tutte le piccole storie che riusciamo a seguire di volta in volta.

Grazie a una vista panoramica e d’insieme possiamo notare l’importante principio dei vasi comunicanti, che comporta un continuo livellamento del liquido dovuto alla comunicabilità dei vasi. Una qualsiasi alterazione dell’acqua presente anche nel più piccolo dei vasi in rete si propagherà nei vasi vicini fino a raggiungere nuovamente un livello di equilibrio.

All’interno del romanzo noi seguiamo quasi sempre la storia della ladra di libri, ma dobbiamo interrogarci su come la Storia della Germania nazista, che sta sullo sfondo, venga avanti propagando le sue onde verso l’acqua di Liesel Meminger.

Le onde diffuse dai grandi eventi assumono ampiezza con il procedere della narrazione. Si passa, infatti, da una presenza aleatoria a un peso schiacciante.

nazzi simbolNel prologo abbiamo una presenza, decisamente importante, laddove la narratrice ci dice che è assuefatta ai colori, poiché cerca di concentrarsi su questi e non sulle storie degli uomini. Mentre la morte ci racconta episodi distanti nel tempo, ci pone cromaticamente le note di overture sinistra, che si compone da sfondo. Il prologo si chiude con la somma, anche grafica, dei tre colori che vanno infine a disegnare lostemma nazista, il quale però fa da scena alla storia della ladra di libri.

Il Partito è, ovviamente, molto presente, incombe sulle vite di tutti, ma non con i suoi ideali bensì con le sue punizioni. La sua presenza è dunque inizialmente soprattutto apparenza.

Ancora prima di sapere quanti anni ha la protagonista di questa storia, la narratrice ci racconta un sogno della piccola Liesel in cui compare il Führer. Hitler parla a un’adunata e la piccola ladra di libri è sotto di lui. Hitler è guardato dal basso, ma non è il tiranno despota e sanguinario, è un capo politico affascinante e vicino a tutti. Viene disegnato mentre si china verso la bambina e le porge un sorriso.

Hitler è un fantoccio o uno spauracchio, presente solo indirettamente. È presente ovunque nelle parole, nei motti, nell’aria ma è immateriale. Molta propaganda e poca sostanza. Il nome stesso di Hitler, inizialmente compare quasi sempre come saluto «Heil Hitler». Hitler è un motto.

«Se si entrava senza dire “Heil Hitler”, non si veniva serviti.»

Una chiave d’accesso al mondo del mercato, un segno distintivo che non distingue nessuno, e che ha in sé solo fini economici e commerciali.

In una delle piccole rubriche che si alternano al testo, in cui la narratrice fa un a parte al racconto, la Morte ci informa della contraddittorietà delle posizioni del signor Steiner, e ci dice in particolare che era iscritto al Partito Nazista, ma non odiava gli ebrei, né nessun altro, che aveva dubbi sul fatto che dovessero essere cacciati tuttiMa le informazioni più importanti circa la sua adesione al Partito sono altre e riguardano due sfere importantissime: il lavoro e la famiglia.

«… in segreto, non poté fare a meno di provare un certo sollievo (o peggio, contentezza!) quando agli esercenti ebrei fu impedito di lavorare: la propaganda lo informò che sarebbe stata solo questione di tempo prima che quella piaga che erano i sarti ebrei gli portasse via la clientela.  

… indubbiamente, per il bene della famiglia doveva fare tutto ciò che era in suo potere. Se bisognava iscriversi al Partito, bisognava iscriversi al Partito.»

Due informazioni che pongono al lettore il vero motivo dell’adesione al Partito: la paura. In questo caso più che la convenienza è la paura, stimolata dalla propaganda, a spingere il signor Steiner a porsi a favore del Partito. Anche nel secondo passo citato la Morte ci mette in chiaro che quella del sarto è una decisione motivata dalla sua funzione paterna: il bene della famiglia.

Immagine3È per questa che esprime la sua adesione inconsapevole al Partito. Ancora una volta è la paura l’unica valida argomentazione per vietare al figlio di imitare l’atleta di colore Jesse Owens: Perché ti porteranno via. La paura di perdere il lavoro e la famiglia, queste sono le motivazioni di un piccolo sarto di periferia per aderire al Partito.

Per alcuni personaggi gli ideali del nazismo sono vuoti e possono essere usati come pretesto di sopruso, e come scudo ai propri interessi:

«Pretendere di più è il nostro fondamentale diritto di tedeschi. Che cosa dice il nostro Führer?»

Così parla Viktor Chemmel, un personaggio decisamente negativo nella cui bocca le parole del Führer sono, ripetiamo, solo un modo per giustificare le proprie prepotenze.

Lentamente, ma inesorabilmente la Storia si propaga anche nella vita di Liesel, e le azioni del Partito cominciano ad assumere per lei una sostanza fatta di carne e ossa, di sorrisi e di incubi, quelli di Max. Con l’arrivo di Max l’acqua di Liesel comincia a riequilibrarsi. Il rapporto tra Max e Liesel meriterebbe ben più approfondito studio, ma per ora notiamo come i grandi rivolgimenti vengano avvertiti anche nei vasi più piccoli in modo così significativo tanto da essere personificati da un personaggio.

Max infatti non è un ebreo ma è, nel sistema dei personaggi del romanzo, l’ebreo per eccellenza. Le oppressioni, e la tirannia del nazismo assumono un volto, quello misterioso, e triste di Max.

Liesel conoscendo Max vede con i suoi stessi occhi la realizzazione della retorica nazista, che passa da essere le parole vuote, di alcuni personaggi, a essere un uomo da proteggere.

Con il procedere della narrazione, quella che all’inizio sembra solo un’apparente minaccia diventa sempre più una realtà con cui confrontarsi. Non solo la comparsa di Max, ma anche altri sono gli eventi che pesano sulla vita della piccola Liesel: la diminuzione del numero di bucati commissionati a Rosa, le ispezioni negli scantinati, i bombardamenti, la sfilata degli ebrei, la partenza di suo padre etc.

Tutta una serie di cambiamenti nella vita della piccola Liesel, con una portata sempre maggiore fino a giungere al momento culminante, in cui la guerra arriva sulla scena con tutta la sua forza distruttiva.

È un lungo processo emotivo quello che avviene in questa narrazione. Seguire Liesel nella sua storia costringe il lettore a vivere sentimentalmente quegli anni della Germania nazista.

Le capacità narrative dell’autore affezionano il lettore ai personaggi, e le vicende di questi diventano un eccezionale catalizzatore. Il racconto delle tante piccole storie conduce il lettore ad una visione del periodo storico. Attraverso le esperienze dei piccoli personaggi, infatti, l’autore rende percepibile la dimensione delle problematiche storiche reali.

«Era quella la Germania? Era quella la Germania nazista?» 

Queste domande si pone la Morte quando descrive la scena in cui i due ragazzini, incuranti del pericolo, regalano del pane ai prigionieri ebrei. Attraverso la narrazione della Storia in cui sono comprese le storie di personaggi piccoli, l’autore riesce a porre al lettore una visione ampia del periodo narrato.

La Storia in quest’opera non è l’oggetto di una trattazione critica, bensì passionale, e alla fine della lettura al lettore restano sul periodo le stesse domande della narratrice.

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