A patti con la Morte

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La Storia di una ladra di libri è una narrazione raccontata da una voce particolare, inizialmente estranea ai fatti, che può essere classificata come eterodiegetica, cioè esterna alle vicende raccontate. Il nostro narratore però è al limite di tale classificazione, poiché svolge nel racconto una precisa funzione in quanto personaggio. Chi ci parla è, infatti, la Morte, che raccoglie e toglie dalla scena le anime, per questo è vicina ai personaggi ma non può interagirvi. Si tratta inoltre di un narratore onnisciente. Oltre a conoscere già la storia: vede attraverso i muri, e nei pensieri dei personaggi, sa quello che noi non sappiamo e spesso si muove nel tempo, oltre che nello spazio. Già dalle primissime pagine, mostrandosi a noi, fa decisamente un salto in avanti nel tempo:

«Potrei presentarmi in modo appropriato, certo, ma non mi pare necessario. Potrai conoscermi abbastanza bene e piuttosto in fretta, dipende da alcune variabili. Ti basti sapere che a un certo punto sarò lì di fronte a te, più cordiale che potrò. Ti terrò l’anima in pugno. Un colore farà capolino dalla mia spalla, e ti porterò via con me, con dolcezza.»

In queste poche righe di presentazione, la narratrice non solo si mostra a noi, in modo indiretto, ma fa quello che ogni buon narratore deve fare: stringe col lettore il proprio patto narrativo. Potrai, Ti basti, Ti terrò: sempre seconda persona singolare, che si alternerà in alcuni casi con la plurale. La seconda persona appare nello stesso istante in cui appaiono il narratore e la sua storia.

Nel sistema comunicazione non possono esserci un mittente e un messaggio senza un destinatario, e nel nostro caso un narratore e la sua storia senza un narratario. In queste pagine iniziali la narratrice si qualifica chiaramente come tale, cioè portatrice di una storia, e qualifica anche il lettore stringendolo a sé nel patto narrativo. La creazione di un referente, a cui dare del tu, non è uno stratagemma da ignorare o da sottovalutare. Rivolgersi al lettore rende più concrete le esperienze narrate, creando uno scambio dialettico di andata e ritorno fra i soggetti della comunicazione letteraria. Le modalità con cui la narratrice forma questo patto sono chiare:

«Per favore, fidati di me.»

Si tratta di una richiesta, e non di un ammonimento. Le parole della Morte non vengono dall’alto, hanno in sé un messaggio decisamente educativo, ma vengono poste al lettore dal suo stesso livello. La Morte, infatti, tende una mano al lettore, pronta a mostrargli la storia della ladra di libri, e si rivolge al lettore chiedendogli esplicitamente un atto di fiducia. Ovviamente la voce della narratrice occupa nel patto un posto privilegiato, ma assumendo un’intonazione vicina alla sfera d’azione dei personaggi, e ugualmente alla zona d’incontro col lettore, si pone sullo stesso piano al pari dei personaggi e del lettore.

L’uguaglianza tra il lettore e il narratore al limite dell’eterodiegetica, e il registro informale e amichevole con cui quest’ultimo si rivolge al tu in forma diretta, quasi invocandolo, per una testimonianza soggettiva, sono gli strumenti necessari a stabilire quel rapporto di fiducia funzionale al procedere della narrazione. Per questo chiede, e non comanda, di credere a ciò che racconta, e lo fa inoltre poiché la storia della ladra di libri è interessante. Sembrerebbe banale ma è così, la credibilità di una storia è data dalla sua capacità d’essere interessante. Proprio dall’esordio un narratore deve suscitare l’interesse del lettore, cercando di perturbarne l’emotività e creando il giustopathos. Da cosa è dato l’interesse di questa storia ci viene detto poco dopo:

«I sopravvissuti. Sono quelli che non posso guardare, sebbene in molte occasioni non riesca ad evitarlo. Cerco deliberatamente i colori per tenerli lontani dalla mente, ma di tanto in tanto mi trovo davanti quelli che sono rimasti indietro, schiacciati sotto un caos di frammenti di consapevolezza, disperazione e stupore. Hanno cuori feriti. Hanno polmoni schiacciati.[…] Lo avevo quasi respirato, poi, però, ho vacillato. Ho ceduto, e ho rivolto il mio interesse alla ragazza. La curiosità ha avuto la meglio.»

La storia che la Morte narra merita la fiducia del lettore perché è interessante, tanto d’aver attirato l’attenzione della Morte stessa. Ci anticipa, infatti, le caratteristiche del soggetto della narrazione, le quali hanno già coinvolto la narratrice, hanno mosso il suointer-esse mettendola in mezzo, rendendola partecipe emotivamente degli eventi. Dopo averci detto che la storia è interessante, la narratrice deve però dimostrarcelo, poiché proprio l’interesse è il dispositivo cardine del patto narrativo. Da una perturbazione emotiva, la sua, la Morte deve indurre quella del lettore, creandoun’intimità confidenziale grazie alla quale il lettore familiarizzi e interloquisca con i personaggi. La Morte vuole condurre il lettore, con sé, all’interno della storia: Vieni con me. E ci riesce:

«Ora ci sei anche tu. Conosci esattamente che cosa accadeva nella Himmelstrasse alla fine del 1940. Io lo so. Tu lo sai.» 

Ma abbiamo detto che il lettore si abbandona fiduciosamente al racconto solo se è interessato, e per creare l’interessamento la Morte anticipa gli eventi, come in precedenza e nel corso di tutta la narrazione, saltando avanti e indietro nel tempo.

«Più di ogni altra cosa, la ladra di libri desiderava tornare in cantina a scrivere, o a leggere per l’ultima volta la sua storia. Se ripenso al suo viso in quel momento, ne rivedo ancora chiaramente l’espressione: moriva per quel libro – per salvarlo, per la sua casa – ma non riusciva a muoversi. Inoltre, il seminterrato non esisteva nemmeno più: faceva parte del paesaggio straziato. Per favore, ti chiedo ancora una volta di credermi. Avrei voluto fermarmi, chinarmi accanto a lei.»

Ci parla, dunque, della ladra di libri, ma noi a pagina 13 non sappiamo ancora neppure il nome della protagonista, né dove si trovi e perché. Nel testo riportato sopra, e in quello non riportato, la Morte ci anticipa una scena solenne, e più che una scena è un’immagine che serve ad accattivare la curiosità del lettore, che indubbiamente si chiede: perché la ragazza vuole tornare in cantina? Dov’è? Perché il seminterrato non esiste più? Questo punto della narrazione anticipa gli eventi mostrando uno scorcio per poi nasconderlo di nuovo, proprio come in una trattativa commerciale.

La narratrice mostra uno dei punti più interessanti, ma non lo regala al lettore, non gli permette di goderne a pieno, promettendo però di ritornare su questo punto solo se il lettore accetta il patto narrativo: Per favore, ti chiedo ancora una volta di credermi. Così come fa nuovamente alla fine del prologo, con l’ultimo invito a fidarsi: Se ti fa piacere, vieni con me. Ti racconterò questa storia. Ti mostrerò qualcosa. La nostra narratrice sa, inoltre, che non basta stimolare l’attenzione del lettore solo nel prologo, e per questo continua nel corso della narrazione ad anticipare alcuni particolari che saranno ripresi in seguito: Non meritava di morire in quel modo. Così dice la narratrice in una di quelle che potremmo chiamare rubriche, o come ancora in un altro punto del testo:

«Era giusto che andasse scoprendo la potenza delle parole. E terribile (anche se esilarante) sarebbe stato parecchi mesi dopo, quando avrebbe scatenato il potere della sua recente scoperta nel preciso istante in cui la moglie del sindaco la deludeva. […] Ora, però, nell’estate del 1940 […]»

Immagine3

La tecnica utilizzata è sempre la stessa. In tal modo la Morte mostra al lettore, per una piccolissima frazione, il panorama verso cui lo sta guidando. Potremmo riportare altri esempi di queste accelerazioni, che sono numerose, ma non servirebbe a molto. Dobbiamo invece puntualizzare le funzioni di tale espediente che, oltre a stimolare la curiosità del lettore, ha anche un valore ai fini della leggibilità del testo. La presenza di queste anticipazioni contribuisce a creare una narrazione non lineare che se da un lato pungola continuamente l’attenzione del lettore, costringendolo a non abbassare mai il livello di concentrazione alla lettura, dall’altro gli facilita la comprensione.

Spargendo qua e là scene future, ma anche passate, la Morte permette al lettore di porre alla propria immaginazione delle stazioni, grazie alle quali il procedere degli eventi avviene in modo molto più veloce. Per il lettore che conosce già il finale di uno degli episodi narrati diventa più immediata la comprensione dei fatti, per cui quasi autonomamente ricostruisce gli eventi. Infine, questa possibilità che la narratrice concede al lettore, cioè di pensare i momenti della narrazione quasi alla stessa velocità con cui questi vengono narrati, assottiglia la distanza di conoscenza che esiste necessariamente tra i due elementi della comunicazione narrativa, e permette di cementificarne il patto. Questo consente alla Morte di utilizzare non più soltanto la seconda persona singolare ma bensì la prima persona plurale:

«Ti rovinerò il finale, e non solo del libro, ma di questa parte specifica. Ho già anticipato due fatti, perché non mi piace fare misteri. Il mistero mi annoia. So già cosa succederà, e ora lo sai anche tu; è il percorso che ci ha condotti qui che mi inquieta e mi affascina. [grassetto nostro]»

Il processo descritto fino a qui, e che abbiamo chiamato patto narrativo, è sicuramente presente nelle parole della Morte, la quale in quanto narratrice dispone e organizza gli eventi per indurre l’interesse nel lettore, e tenerlo avvinto a sé nel corso della narrazione sino alla fine. Questo avviene, o meglio viene disposto dalle parole della Morte, ma cosa ben diversa è comprendere se tale processo ha luogo di fatto nell’animo del lettore. Sicuramente, però, esistono altre tecniche retoriche che un buon narratore può utilizzare per trasmettere appieno il proprio messaggio al lettore. La nostra narratrice possiede queste tecniche, ma lo vedremo in un altro articolo.

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